Da Santiago ad Oropa 2024

 

Giovedì 2 maggio

Partenza da Ponderano  ore 15:40

Arrivo a Saint Crépin ore 20:15

Partite con la pioggia ormai sono giorni che piove in continuazione….

A Claviere nevica! Per scendere dal colle del Monginevro dobbiamo aspettare oltre mezz’ora, i camion che salgono al colle sono bloccati, non riescono a salire per la neve che fa slittare le ruote. Ma chi scende come noi sono più agevolati; io tengo la prima marcia innestata fino a Briançon, e verso la fine del paese torna a piovere. CI sono pochissime auto in giro. Decido di fermarmi a Saint Crépin. Vicino alla chiesa, più in basso, c’è un piccolo parcheggio e passiamo la notte qui. Spero domani ci sia un tempo più clemente.

 

Venerdì 3 maggio *

Partenza ore 10:15

Arrivo ore 18:55

Al mattino abbiamo fatto un giro nel paesello medioevale, molto carino peccato che la chiesa sia chiusa, compriamo le baguettes e ripartiamo. Fino a Gap il tragitto è sempre quello che conosciamo, ma poi il navigatore ci manda verso Valence. Il panorama cambia notevolmente, in lontananza si vedono le cime innevate e altopiani infiniti con grandi pascoli, poi entriamo in una gola con pareti altissime di roccia con vari strati e colorazioni, la sensazione è di girovagare in camper in un fondo marino. Finite le gole supero km e km di coltivazioni di viti, ci sono davvero tante aziende vinicole. Arrivo a Suze-la-Rousse con il suo castello che svetta sopra il paese che non chiede altro che di essere visitato. Tutt’intorno c’è un parco, io e Brandy facciamo un giretto ci sgranchiamo le gambe però non possiamo visitarlo perché i cani non possono entrare. Quindi ritorniamo al camper e prendiamo l’autostrada e guidiamo fino a Carcassonne. Finito la cena facciamo un giro per la città vecchia, è sempre affascinante con le sue vie, la cattedrale con i gargoyle, c’è parecchia gente in giro, sarà perché e venerdì. Ma inizia a fare buio e io e Brandy ci dirigiamo al camper.

 

 

Sabato 4 maggio *

Partenza dal posteggio di Carcassonne ore 9:00

Arrivo a Pamplona ore 19:00

Oggi giornata impegnativa; dopo essere partite dal parking di Carcassonne siamo andate a cercare il distributore per comprare l’ AdBlue,, poi siamo andate a cercare un negozio Decathlon per comprare i bastoncini, poi abbiamo girovagato un attimo per sgranchirci le zampe inoltre abbiamo fatto un po’ di gasolio e una piccola spesa… partenza effettiva oltre le ore 11:00. Abbiamo viaggio in autostrada superato Toulouse ci siamo fermate in un’area di sosta per pranzare. La direzione era Lourdes ma sinceramente non mi andava di continuare in autostrada e quindi sono uscita e mi sono diretta verso i Pirenei che vedevo in lontananza carichi di neve. Ho messo direzione Java e il navigatore ci ha fatto percorrere delle strade bellissime di montagne. Ho visto tantissimi greggi di pecore e capre, uno di essi era enorme, non ne ho mai visto uno così grande in tutta la mia vita, un fiume di animali che andava a dissetarsi in un torrente. Il verde era presente con tantissime tonalità, dagli abeti verde scuro al verde accesso delle foglioline appena nate e qua e là il marrone bruciato degli alberi morti l’anno scorso, sicuramente per la troppa siccità, Comunque una bellezza da contemplare per gli occhi e lo spirito. Anche Brandy penso sia rimasta affascinata da questo ambiente perché ha passato tutto il tempo seduta a guardare fuori dal finestrino. Ad un tratto un cartello mi informa che la galleria che collega la Francia alla Spagna è aperta e quindi continuo la salita. Supero delle località sciistiche tipo il Sestriere, gli alberghi sono aperti e ci sono per strada solo persone ben vestite che escono dai negozi con molte borse in mano. Proseguo in forte salita e mi trovò davanti e un semaforo rosso che blocca la strada alla galleria del ……. Somport ?   In coda ci sono almeno una ventina di auto. Diventa verde e si prosegue in fila per una galleria stretta ma molto luminosa, lunga almeno 3 km è a due corsie però fanno passare a traffico alternato. Esco dalla galleria e sono in Spagna, la forte discesa mette in crisi le marce e i freni del camper, la verde vegetazione è scomparsa mi trovo di nuovo, come ieri in una gola molto lunga e la strada serpeggia dentro come una pista per motociclisti, infatti ce ne sono tantissimi. Le pareti sono altissime e sono di pietra di diversi colori a volte la strada passa sotto le rocce tagliate, sempre di essere di nuovo dentro un fondale marino per il primo tratto, ma poi mi trovo immersa nei calanchi, di tutte le forme e colori dal grigio chiaro al rosso, addirittura certi sembrano delle vele, peccato che la strada sia stretta e non ci siano posti per fermarsi. Ci ho provato 2 volte poi ho lasciato perdere perché le auto che arrivavano veloci mi hanno suonato e fatto il pelo…. Il percorso è decisamente bello e interessante, il torrente nella gola è gonfio d’acqua, infatti più avanti sfocia in un grande bacino e subito dopo un paese con un museo dell’elettricità. Ci fermiamo a sgranchire le gambe e a mangiare il gelato. L’idea è di andare a Logroño però sono oltre le 17:00 è troppo lontano! Java è a 1/2 ora però non mi ispira inoltre pioviggina e ci sono 15 gradi. Puntiamo per Pamplona. Alle ore 19:30 siamo in città, un po’ di fatica a trovare il posteggio che è completamente pieno. Poi succede che rubo il posto ad un furgone che non è nella posizione favorevole per parcheggiare… ma io sì! Pappa a Brandy è poi vado a cenare al Cafe Iruña. L’intenzione era di fare due passi nel parco vicino al posteggio. Ma Brandy ha visto il camper e non c’è stato più verso di farla muovere si è bloccata! Quindi si va a nanna.

 

 

 

Domenica 5 maggio *

 

Partita ore 10:00 da Pamplona

Arrivata a Santiago, all’area sosta camper San Marcos, alle ore 19:30.

Oggi giornata complicata ho deciso di arrivare a destinazione senza ulteriori fermate in giro ma non pensavo di guidare oltre le 7 ore…

Ho percorso quasi tutti i km in autostrada, in Spagna le autostrade non costano, ho deviato solo dove erano interrotte per lavori o dove non sono state ancora completate. Da Burgos a Leon ad un certo punto mi sono accorta che viaggiavo da sola…. Nella corsia opposta viaggiavano macchine e anche qualche camion ma verso Leon nessuno! Allora per passare il tempo mi sono messa a contare le auto che viaggiavano nel mio stesso senso. Risultato su 150 km 13 auto e 2 camion, sarà perché era domenica, pioveva ed era orario di siesta? Invece il paesaggio era comunque incantevole, ho passato km di coltivazioni di grano, foraggio e colza i colori prevalenti erano il verde di tutte le tonalità, il giallo della colza e delle ginestre e qualche rosso papavero che sbucava vicino agli argini dei fossi. Poi sono salita verso i 1000 metri, i campi sono spariti e qui il brugo con le ginestre e dei cespugli di un bianco candido la facevano da padrone. In questo paesaggio gli alberi erano completamente pieni di licheni e muschi, forse hanno preso troppa acqua, infatti anche ieri che ho superato il bacino di Yesa era talmente pieno che l’acqua era vicinissima alla strada e molti alberi erano a bagno fino alle chiome.

Arrivata in Galizia ho notato che molti abeti devono avere preso una malattia o sono morti per il troppo caldo degli anni passati, anche gli eucalipti hanno poche foglie e sulle cime un colore rossastro; insomma non sono i Verdi eucalipti degli anni passati. Brandy oggi non ha dormito molto era spaventata nel sentire piovere così forte, infatti ci ho messo tante ore perché ho viaggiato con prudenza. Ora sono quasi le 23, lei russa da circa mezz’ora, adesso dormo pure io e vediamo come organizzare domani questo cammino in un Paese dove i cani non sono amati.

 

 

Lunedì 6 maggio *

Partenza S. Marcos ore 10:00

Arrivo a S. Marcos ore 17:00

Stamattina ci siam svegliate alle ore 7:30 alzate alle 8:00. Oggi andremo a Santiago e ritorno a piedi, dall’area sosta camper dovrebbero essere circa 13 km. Si parte piano e faremo pochi km visto le ultime giornate passate solo a guidare. Appena arrivo sul cammino che è molto vicino al parking rimango esterrefatta, ci saranno una trentina di pellegrini, con piccoli zainetti, che camminano chiacchierando, non sono un gruppo però hanno tutti lo stesso stile. Penso che siano quelle persone che fanno gli ultimi 100 km appoggiandosi a delle agenzie di turismo. Mi colpisce il fatto che parecchi di loro zoppicano nonostante la giovane età. Poi arrivo al Monte do Gozo e lo stupore aumenta; aveva ragione Ale! Non avevo sbagliato strada come pensavo io… Hanno tolto il monumento a papa Wojtyla che avevano messo quando era venuto a Santiago in pellegrinaggio nel 1989. Che colpo al cuore! Mi ricordo ancora la forte emozione provata nel 2009 quando io e Alessandro siamo arrivati qui dopo 22 giorni di cammino. Proseguo entrando nel parco raggiungo le statue dei pellegrini che guardano verso la cattedrale, con me arrivano anche una cinquantina di pellegrini giapponesi scesi dal pullman che li ha accompagnati fino a lì per scattare le foto. Proseguo fino alla cattedrale, è sempre una grande emozione arrivare a Plaza Obradorio sia che si finisca un cammino di tanti giorni, sia che si facciano pochi km come me ora. Scatto qualche foto poi mi dirigo alla officina del turismo a prendere 2 credenziali, perché non trovo più quelle che avevo preparato a casa. Brandy non può entrare però la guardia che smista i pellegrini all’entrata si offre di tenerla lui, ringrazio e mi dirigo verso la cattedrale. E anche qui Brandy rimane fuori, però la persona che controlla l’entrata mi ha permesso di entrare e mi ha detto che l’avrebbe controllata lui, per maggior sicurezza di lasciare anche lo zaino; così se arrivava un controllo capivano che non l’avevo abbandonata….Non sono riuscita ad abbracciare il Santo e fare una preghiera sulla tomba, però ho acceso una candelina e gli ho mandato un bacio chiedendo di vegliare sul nostro cammino. Ho girato un po’ per Santiago ho fatto piccoli acquisti, sono andata fino alla stazione degli autobus e taxi per capire come trasportare Brandy, più chiedevo informazioni e più mi demoralizzavo per le risposte negative, poi ho pensato che deciderò giorno per giorno d’altronde deve essere una avventura! Comunque, gira e rigira oggi abbiamo fatto 19 km.

 

 

 

Martedì 7 maggio, *

abbiamo trovato un passaggio fino a Boavista, partite per il cammino ore 11:30

Arrivate ore 19:15

Oggi per i primi 10 km fino a O Pedrozzo c’era una fiumana di persone di tutte le età che camminavano verso Santiago; tanti giovani di tutte le nazionalità, fisicamente se la passavano molto meglio i meno giovani, quelli della mia età o i nonni di oltre 80 anni che avanzavano un poco storti, ma spesso sorridenti. I giovani avevano uno zainetto leggerissimo, camminavano con la musica alle orecchie e l’aria triste, parlavano fra di loro; è brutto dirlo ma non ho visto un sorriso e l’entusiasmo che dovrebbe esserci in un cammino. Ho visto pochissimi pellegrini con zaini pesanti, quelli sicuramente sono partiti prima di Sarria, prima degli ultimi 100 km.

Abbiamo camminato immersi dai bellissimi boschi di Eucalipti, i sentieri erano zuppi di acqua, nei ruscelli ci sono parecchie cascatelle. Il signore del posteggio camper mi ha detto che è dall’estate scorsa che in Galizia piove troppo, sicuramente più degli anni passati, nei boschi gli alberi sono ricoperti di muschio e gli eucalipti sono di un colore che dà sul rosso e ci sono solo le foglie nelle cime, i rami più bassi sono morti.

Arrivata O Pedrozzo io proseguo per il cammino, ma la fiumana di persone si dirige verso il centro paese e per nostra fortuna si ferma qui. Noi continuiamo per sentieri, il fatto di essere sole ci permette di giocare con i bastoni, di prenderci, di camminare dentro i rigagnoli di acqua e soprattutto di ascoltare i favolosi rumori che solo la natura sa darci. Appena Brandy sente un minimo rumore si mette in allerta, una lieve abbaiata per dire ”dobbiamo stare attente, arriva qualcuno“. Verso le 17 sembra che tutti gli uccellini del bosco abbiamo deciso di farci ascoltare le loro melodie, i merli fischiano e si rincorrono, anche Brandy cerca di prenderli, ma poi desiste. Un pettirosso su uno steccato ha intonato una bellissima melodia, ci avviciniamo ma non si muove, a lui non frega nulla, deve continuare il suo canto. Finite le melodie iniziano le sorprese sul sentiero nel giro di 200 metri troviamo 2 orbettini, il primo cerco di spostarlo con i bastoncini ma si spaventa troppo… lo prendo per la coda e lo butto al lato del sentiero, sono preoccupata perché ho visto dietro noi delle pellegrine tailandesi e non vorrei che lo uccidessero, il secondo orbettino è più sveglio e segue l’andamento dei bastoncini e va da solo nell’erba al bordo della strada. Ma la bella sorpresa è stata dopo pochi passi un bel serpente grosso e lungo ha sentito i miei passi e velocemente se n’è andato nel fosso, sono rimasta a guardarlo un po’, perché non ho capito se fosse un serpente solo con 2 code o 2 serpenti arrotolati insieme come quando amoreggiano. Da Lavacolla in poi il resto dei km non sono stati un granché … abbiamo camminato a lato di una strada asfaltata con tanti brutti cani che abbaiavano al passaggio di Brandy e lei con noncuranza continuava a camminare dietro di me senza batter ciglio. Oggi dovremmo aver fatto circa 25 km.

 

 

 

Mercoledì 8 maggio *

Partite alle 11:30 da Melide

Arrivate a Boavista alle 18:00

Stamattina Brandy non voleva alzarsi sarà perché oggi è il suo compleanno, compie 2 anni.

Siamo partite con il camper da San Marcos e siamo arrivate a Melide, abbiamo cercato un taxi per Boavista, ci hanno risposto che non possono caricare cani con il taxi perché la polizia fa la multa però mi hanno dato il numero di telefono di un signore che ha il trasportino per il cane. Lo chiamo mi risponde che devo aspettare un’ora perché lui è a Santiago, allora chiedo se può venire a prendermi nel pomeriggio tardi a Boavista, mi risponde ok e che ci sentiamo al pomeriggio alle 16:30.

Quindi con tranquillità ci dirigiamo in direzione Santiago. I pellegrini sono tantissimi, oggi ci sono tanti asiatici, tutti viaggiano con un piccolo zainetto. Mi colpiscono due signori anziani che viaggiano con il nipote (almeno penso..) lui continua a fare fotografie al paesaggio e poi con orgoglio le mostra ai nonni, così hanno la scusa per fermarsi e riposare un po’. Ci sono anche una coppia di ragazzi spagnoli che camminano con due cani vecchiotti. Non so come fanno a spostarsi, ma penso che si muovano con 2 auto perché hanno anche loro degli zainetti piccoli. Poi ho incontrato il pellegrino con i due cani che viaggia in direzione Barcellona dove prenderà un treno francese (che non ha limitazioni sugli animali) e tornare in Francia. Lui fa pochi km al giorno, dice che se fa caldo non può fare più di 20km. Per fortuna come ieri tutti i pellegrini si sono fermati ad Arzua. Così io e Brandy abbiamo camminato in tranquillità tra campi arati, boschi, rigagnoli con tanta acqua, canto e giochi degli uccelli e purtroppo anche parecchio asfalto. Non capisco perché abbiamo asfaltato tante strade che pochi anni fa erano sterrate; sicuramente perché sono aumentate anche le case e soprattutto i bar e gli albergue lungo il cammino.

I panorami sono bellissimi, abbiamo incontrato tante mucche e pecore. L’odore acre delle balle di fieno incellofanate riempiva l’aria. Alle 16:30 chiamo il tassista Pepe gli dico che per le 18:00 saremo a Boavista e lui puntuale si trova lì. Unica cosa che non ho capito… perché se era l’unico taxi con il trasportino per gli animali io non l’ho visto? Mi dice di sedermi davanti e tenere Brandy in mezzo alle gambe.

Domattina alle 9 ci aspetta in centro per portarci a Ligonte. Oggi abbiamo fatto 23 km.

 

 

 

Giovedì 9 maggio *

partite da Ligonte ore 9:30

arrivate Melide ore 16:00

Alle 9:00 eravamo in piazza a Melide ad aspettate Pepe il tassista che è arrivato in ritardo. Appena siam salite in auto si è messo a guidare come un pazzo, si vede che aveva un altro appuntamento. Comunque, arrivate a Ligonte ci siamo fermate a prendere un caffè e poi siamo partite, abbiamo camminato parecchio su una pista di terra a fianco della strada, ci siamo fermate a fotografare e giocare con il bastone nel prato del bel cimitero di Lestedo. La mattina Brandy è sempre più felice, cerca di prendere i merli che camminano sui sentieri per mangiare i vermi; e ne trovano parecchi, perché li vedi volare via con qualcosa in bocca, in questo periodo hanno i piccoli da sfamare. Finita la pista a fianco della strada iniziano di nuovo i bei boschi, i pellegrini sono sempre tantissimi, stamattina era il turno dei ciclisti, sono sbucati tutti dopo Palas de Rei e urlavano come dei matti nei sentieri “pista!“ e “otros” …. per farci sapere che dietro ce n’erano ancora. Brandy ha paura delle bici e di tutto quello che ha due ruote. Oggi oltre al canto degli uccelli e l’odore dell’erba tagliata abbiamo ascoltato anche il frastuono delle rane dentro un fossato, erano proprio felici di farci sentire il loro canto. Subito Brandy non aveva capito da dove proveniva tutto quel fracasso ma poi si è fermata a guardare il fossato, ma non si vedeva nulla, sembrava stupita. Anche oggi c’era molta acqua in giro. Rigagnoli in quantità, ci siamo fermati a timbrare la credenziale a Palas de Rei e in un’altra chiesa con cimitero cannesso del mille e cento, in tutte e due non ho avuto problemi a fare entrare Brandy, Anzi le persone si incuriosiscono chiedono che razza è? E si stupiscono che sia così brava, a parte correre dietro ai gatti. E poi oggi si è fatta un amico, era un bel cagnolone nero, era tutta contenta e hanno giocato un po’ insieme. Abbiamo anche incontrato un grande ramarro, era di un verde e azzurro acceso ma poverino era senza coda. Prima di arrivare a Melide abbiamo superato due ponti romani uno piccolino su un rio e quello molto bello di Furelos. Arrivate a Melide fatta la doccia e le solite telefonate del lavoro, siamo partite per Portomarin, dormiamo qui all’area sosta camper a due passi dal centro; non siamo sole e fa più fresco che a Melide. Oggi abbiamo fatto 20 km.

 

 

 

Venerdì 10 maggio *

Partite da Ligonte ore 9:30

Arrivate a Portomarin alle 14:45

Alle ore 9 eravamo in piazza a Portomarin, la tassista ha fatto entrate Brandy nel trasportino e siamo partite alla volta di Ligonte. Nel primo tratto il sentiero costeggia la strada, ma i panorami sono lo stesso spettacolari. Oggi era la giornata degli americani, ho visto tantissime persone anziane che camminavano a volte solo con una maglia legata in vita, senza acqua! Eppure la giornata era molto calda, meno afosa di ieri ma calda! Il paesaggio è stato prevalentemente di brugo ed erica, pini ed eucalipti; a volte qualche campo coltivato a grano. Brandy ha cercato di fare amicizia con delle mucche che incuriosite si sono anche avvicinate, il cavallo invece l’ha snobbata. Una cosa che mi affascina è sentire così forte il canto degli uccellini anche se a tratti si cammina vicino alla strada trafficata dove passano grandi camion.

E poi siamo andate a vedere il Castromajor, nonostante sia passata almeno due volte da lì io non l’avevo mai visto, è stata una sorpresa. Questo è perché io e Brandy camminiamo senza fretta guardandoci intorno, oggi Brandy era in forma, ha incontrato nuovi amici ed ha capito che non deve correre dietro ai gatti. Ha patito solo negli ultimi km il quando abbiamo sbagliato strada, con l’asfalto senza acqua.

Comunque appena arrivate abbiamo fatto scorta di acqua e nella cattedrale di Portomarin ci hanno informato che anche Brandy doveva prendere la credenziale, come una vera pellegrina.

Oggi abbiamo fatto 20 km

 

 

Sabato 11 maggio *

Partite da Sarria alle ore 9:45

Arrivate a Portomarin ore 15:00

Prima delle ore 9 io e Brandy siamo in piazza a Portomarin ad aspettare la tassista, arriva apre il baule monta il trasportino Brandy entra senza problemi. Arriviamo a Sarria e i pellegrini sono molti sono tutti euforici, per la maggior parte di loro sono i primi passi verso Santiago, oggi ci sono tutte le nazionalità anche delle donne della zona di Alessandria. Parlo con un signore argentino che va sovente in Perù per lavoro, gli racconto che a novembre sono stata anche io in Perù e gli parlo di tutti i problemi che ho visto: l’Amazzonia e le miniere delle multinazionali. Poi proseguo fermandomi a una vasca di acqua che purtroppo oggi è piena di alghe; ma ricordo quando sono passata con Ale nel 2009 avevamo messo i piedi a bagno e dei pellegrini a cavallo si erano fermati per fare abbeverare i cavalli. Un signore coreano difende Brandy dall’attacco di due cani, e mi dice che uno può andare bene, ma due sono troppi… La tappa di oggi è molto bella; si respira l’aria della vera Galizia, si attraversano piccoli borghi con case di pietra, molte sono dirute e quelle restaurate o sono diventate bar o sono abitate da persone anziane. Però i grandi trattori che tagliano l’erba sui prati e che lavorano la terra sono guidati da ragazzi giovanissimi, che tendono pure a personalizzarli con colori o accessori particolari. Questi giovani, mi hanno rallegrato il cuore; allora vuol dire che non ci sono solo i giovani oggi depressi e con un mucchio di problemi. Questi si vede che sono ragazzi che lavorano la terra, anche se usano macchinari di ultima generazione. Poi abbiamo visto parecchie stalle con vacche da latte, per ogni stalla c’era un cane libero che filava un po’ Brandy, anche se a lei non piacevano tutti. Uno era molto grosso e ci ha seguite per parecchi km, quando ho cercato di rimandarlo indietro cercando di spaventalo sbarrandogli la strada con i bastoncini mi ha guardato spaventassimo con degli occhioni che mi chiedevano di non picchiarlo. Penso che non dimenticherò per un po’ l’espressione di quegli occhi! Oggi gli uccellini cantavano di più degli altri giorni, forse perché eravamo più all’interno rispetto la strada nazionale, però non c’erano i tanti merli che si rincorrevano sul sentiero per rubarsi un verme. L’ultimo tratto era sempre immerso nei prati, però purtroppo hanno cementato i sentieri perché in discesa, questo l’ha reso  faticoso sotto il sole. Nell’ultimo tratto che attraversa il lungo ponte di Portomarin Brandy continuava a fermarsi perché aspettava il pellegrino che camminava da un po’ dietro a noi. Ho dovuto sgridarla per farla muovere, era legata e si impuntava e non si muoveva, alla fine del ponte noi non abbiamo più fatto la ripida scala che porta al centro del paese, ma abbiamo girato in direzione camper. Oggi abbiamo fatto 23 km

 

 

Domenica 12 maggio *

Partite fa Triacastela alle 9:30

Arrivate a Sarria ore 14:30

Oggi abbiamo vissuto e attraversato la vera Galizia. Alla partenza a Triacastela si è notata subito la differenza; la fiumana di persone con zainetti mignon sono spariti. Abbiamo incontrato comunque parecchie persone, ma era tutto più vivibile. Abbiamo deciso di non passare dal Monastero di Samos, anche se il tassista stamattina continuava ad insistere che è la strada più bella; perché avendola già fatta mi ricordo parecchio asfalto e anche se la giornata non è calda il tragitto è brutto, unica cosa degna di nota “ Il Monastero “. Quindi prendiamo il sentiero per San Xill e ci troviamo a camminare nei boschi della Galizia che ricordavo di avere attraversato nel primo cammino del 2009, eccoli dov’erano finiti! Che bellezza e che emozione ricordare quei momenti. Oggi abbiamo camminato completamente in mezzo al verde, i grandi prati, i boschi talmente umidi che anche la terra era ricoperta di muschio verde i grandissimi alberi secolari di castagno e le  querce e poi tantissime altre specie, e molta edera. Il silenzio era solo interrotto dai ruscelli gorgoglianti o dal canto degli uccelli. Solo alcuni pellegrini in gruppo parlavano, la maggior parte era in silenzio, immersa nei suoi pensieri, ascoltando i propri passi.

Oggi Brandy non ha trovato degli amici, tutti i cani che abbiamo visto erano alla catena e facevano un gran fracasso quando la vedevano passare. I tanti Borghi attraversati con le belle case di pietra erano semi deserti o avevano qualche stalla ma sempre abitati da persone anziane. I grandi trattori si muovevano a grande velocità nelle piccole stradine, avevano quasi tutti il contenitore per concimare i prati e nell’aria si sentiva l’odore di letame. L’erba era di un colore verde acceso, rigogliosa e folta. Non come quella dei nostri prati che è spesso striminzita. E le mucche con i tanti vitellini andavano alla ricerca dell’erba più buona o erano stradiate a godersi quei pochi raggi di sole che uscivano dal cielo nuvoloso. La tappa di oggi è stata una grande gioia per gli occhi e per lo spirito. Oggi abbiamo fatto 19 km

 

 

 

Lunedì 13 maggio *

Oggi giornata di riposo, stamattina due call di lavoro …. due “esecutivi”

Quello regionale e Nazionale per approvazione del bilancio. Però alle 11:40 mi sono staccata e con Brandy abbiamo girato tutti i negozi di animali e cinesi di Sarria per cercare un trasportino che non infine abbiamo trovato. Ritornate al camping abbiamo pranzato, vuotato il camper e siam partite alla volta di O Cebreiro. Passando per Samos mi è venuta l’idea di visitare il monastero. Ma la visita era alle 16:30 e io volevo assistere alla messa del pellegrino a O Cebreiro per le 18:00 e quindi non ho aspettato; non pensavo di farcela, invece la messa era alle 19:00. Arrivate in cima a 1300 metri diluviava, abbiamo aspettato che smettesse un po’ poi abbiamo fatto un giretto per il borgo. La messa è iniziata con una registrazione del canto degli uccelli, bellissimo! Poi durante la messa al posto dei canti il prete ha fatto partire l’Ave Maria di Schubert e altre bellissime melodie compresi i canti della natura, ruscelli, vento e uccelli, insomma una melodia. Mi sono commossa molto. Poi ha fatto dare la benedizione in tutte le lingue dei pellegrini presenti e ha regalato ad ognuno di noi un sassolino con disegnato una freccia gialla, dicendoci che seguendo quella freccia avremmo trovato il più grande amore, che è quello di Dio per noi. Uscendo dalla messa una sorpresa c’è stata, è uscito un pallidissimo sole che ci ha permesso di vedere un po’ del panorama intorno.

 

 

 

Martedì 14 maggio *

Partite da O Cebreiro ore 10:00

Arrivate a Triacastela ore 15:30

Stamattina ci siamo svegliate e pioveva forte oltretutto con un gran vento freddo. Ho aspettato fino alle 9:30 prima di prendere la decisione di camminare, quando ha iniziato a piovigginare e mi è parso che le nubi venissero spazzate via. Impressione non azzeccata, dopo circa un km è iniziato tutto come prima. Però non eravamo soli, c’erano tantissimi coreani con le mantelline gialle con lo stesso logo e piccoli zainetti, erano entusiasti di Brandy, continuavano a scattarle foto. Però c’erano anche parecchi pellegrini di altre nazionalità e soprattutto un mucchio di persone che percorrevano il cammino con le bici elettriche. Io avevo freddo nonostante fossi ben vestita e quindi camminavo forte e non ho giocato con lei come faccio normalmente con il bastone, ad un certo punto me ne ha portato uno lei per istigarmi al gioco. Poi passando in mezzo ad un Borgo ha conosciuto un cane che l’ha filata per un po’, ma poi lei si è stufata e abbiamo continuato il cammino. Dopo un po’ continuava a saltarmi addosso e faceva di tutto per attirare la mia attenzione, mi sono guardata indietro e il cane in lontananza ci seguiva, ho cercato di mandarlo indietro, ma non sono riuscita e lei quando lo vedeva avvicinarsi iniziava a saltarmi addosso per attirare l’attenzione. Se n’è andato solo dopo 5/6 km perché ho battuto con i bastoncini sul guard-rail e di è spaventato. Ogni tanto la foschia si alzava e si vedeva la verdissima Galizia con i suoi panorami mozzafiato, gli arbusti di montagna hanno lasciato il posto a prati pieni di fiori, con mucche pulitissime, vista la doccia mattutina. Abbiamo attraversato Alto de San Roque con i suoi 1275 m e con il monumento al pellegrino che guardando verso Santiago sfida tutte le intemperie. Poi siamo risalite Alto do Poio con i suoi 1335 metri e attraversato piccoli borghi con case e chiese in pietra con i cimiteri vicini. Tutte le strade di cemento erano piene di escrementi di vacca ed era impossibile non pestarne un po’. Ogni tanto usciva un piccolo raggio di sole e subito dopo pioveva ghiacciato. Quando siamo arrivate a Triacastela eravamo decisamente bagnate infreddolite e stanche.

Oggi abbiamo fatto 21 km.

 

 

Mercoledì15 maggio *

Stanotte ho dormito poco, il vento molto forte a tratti faceva muovere il camper e la stufa ha girato tutta la notte per il freddo che faceva.

La tappa di oggi da O Cebreiro a Villafranca del Bierzo dovrebbe essere di circa 30 km; tappa molto brutta con oltre 20 km di asfalto. Quindi non è il caso di perderci del tempo e prendere freddo e pioggia. Però decido di fare almeno uno dei tratti più belli e panoramici del cammino.

Partenza da O Cebreiro ore 9:30 arrivo alla Faba e ritorno a O Cebreiro ore 13:00.

Partiamo con la pioggia, però dopo pochi minuti smette e finalmente la foschia inizia ad alzarsi. Il panorama tutt’intorno è bellissimo. Le ginestre, il brugo bianco e rosa, il verde acceso dei prati, in lontananza c’è una vegetazione sul marrone bruciato che non so cosa sia. Stiamo scendendo, troviamo subito tantissimi pellegrini inzuppati di pioggia che sorridono per aver quasi raggiunto uno dei Borghi più significativi e più belli del cammino. Fra questi c’è anche un italiano che quando capisce che sono italiana, per un comando dato a Brandy, mi attacca un bottone contro tutto il mondo. “Tutti i cammini verso Santiago fanno schifo, e poi tutta questa gente… “ e poi perché io sto tornando indietro? Gli ho risposto che andavo a fare colazione alla Faba e poi risalivo; mi ha guardata come fossi pazza, poi finalmente sono riuscita a svincolarmi e abbiamo continuato la discesa. Abbiamo trovato il cippo dell’entrata in Galizia e ci siamo fermate anche noi per immortalare questo momento. Finalmente è uscito un pallido sole ed il panorama è diventato ancora più entusiasmante. Sono due giorni che non porto la macchina fotografica, piove troppo e non voglio rovinarla. Le foto fatte in questi giorni sono nel telefono. Scendendo abbiamo anche trovato i cavalli che salivano portando in sella i pellegrini, è una usanza che parte dal borgo di Las Herrerías e si sale fino ad O Cebreiro, non so quanto possa costare un percorso così, tutto in salita, sono oltre 7 km. Oggi Brandy è in forma, con il sole siamo riuscite a giocare ai bastoni, anche se facevano un po’ schifo perché erano sul sentiero pieno di fango. Arrivate alla Faba siamo riuscite a fare colazione insieme nel bar, hanno permesso a Brandy di entrare. Con la pancia piena si ritorna. Il poco sole uscito ha permesso di scivolare meno sul sentiero, ma non è durato molto. Alle 13:00 siamo arrivate al camper tutte zuppe e infangate.

Poco dopo siamo partite alla volta di Ponferrada, con una deviazione per mangiare un’ottima empanada a Vega de Valcarce. Peccato che sia finita in fretta, l’empanada, ma è rimasto un boccadillo che ho mangiato andando al posteggio camper di Ponferrada, dove nel pomeriggio io e Brandy abbiamo schiacciato un pisolino.

Oggi abbiamo fatto 11km

 

 

Giovedì 16 maggio *

Partite da Villafranca del Bierzo ore 10:00

Arrivate a Ponferrada ore 17:00

Stamattina siamo partite dal castello di Villafranca, le nuvole correvano veloci sopra di noi e si sperava almeno non piovesse. Il mio zaino era abbastanza pesante per via degli indumenti antipioggia, ma speravo ci servissero solo per scaramanzia. Facendo il tragitto al contrario, come facciamo a volte noi, bisogna stare molto attenti, infatti ho sbagliato strada quasi subito dopo la partenza, quando me ne sono accorta avevamo fatto quasi un km. Nel primo tratto abbiamo camminato immerse nei vigneti, le foglioline del colore verde mela acceso brillavano ai pochi raggi di sole che uscivano dalle nubi, ai margini dei vigneti c’erano tanti alberi di ciliegie non ancora mature, però sono riuscita ad assaggiarne alcune e anche se acerbe erano succose. Come al solito alcuni pellegrini mi dicevano che stavo sbagliando strada, che Santiago era dall’altra parte e io rispondevo che sto andando a casa. Oggi ho visto principalmente asiatici e tedeschi, non di giovane età. Tante volte mi sembra di essere giovane rispetto alla media di chi sta facendo il cammino in questo periodo. Abbiamo attraversato parecchi paesi e anche cittadine, infatti per metà cammino abbiamo proseguito su strade asfaltate, anche su percorsi in mezzo alla campagna. La terra del Bierzo è di colore rossiccio, non arancione come la terra di Las Medulas, le miniere d’oro sfruttate dai romani, ma molto simile. Infatti oggi ho visto in lontananza il Sito di Las Medulas, con le rosse colline che puntano al cielo. Ho cercato di fotografarlo, ma senza macchina fotografica, che anche oggi ho lasciato in camper per via del maltempo, la foto è molto deludente.

Comunque l’ultimo pezzo di cammino prima di arrivare a Ponferrada è noioso, tanti km di strada asfaltata in mezzo alle case che poi va a finire in un parco mal tenuto con poche segnalazioni, infatti anche qui abbiamo sbagliato strada e fatto almeno un km in più. Non si arriva mai, entrare nelle città è sempre noioso e stancante.

Oggi abbiamo fatto sicuramente più di 26 km.

 

 

 

Venerdì 17 maggio *

Partenza Foncebadón ore 10:00

Arrivo a Molinaseca ore 16:00

Il cammino di oggi è uno dei tratti più belli del Camino de Santiago. Dai 1528 metri della Cruz de Ierro si arriva ai circa 550 di Molinaseca. Siamo partite, come ormai è consuetudine, con una lieve pioggerellina, faceva molto freddo: 2 gradi, non si vedeva nulla, la foschia rendeva tutto grigio, anche le bellissime fioriture di primavera sembrano del colore della nebbia. Nei sentieri correva l’acqua e alcuni tratti erano completamente inagibili, si doveva salire sulla riva pestando il brugo, per poi riscendere nel sentiero appena ritornava praticabile. Le piante eran completamente piene di licheni e con pochissime foglioline solo nelle cime. Le poche mucche viste oggi avevano tutte una folta pelliccia per ripararsi dal vento gelido, sicuramente hanno passato l’inverno all’aperto. Abbiamo tenuto le mantelle fino al primo pomeriggio quando è uscito un pallido sole.

Quando la nebbia finalmente si è alzata il panorama intorno era magnifico. In lontananza le montagne hanno ancora la neve e tutto il terreno è un’immensa fioritura; il brugo nei colori bianco, e nelle tonalità del rosa, le ginestre e altri fiori simili ricoprivano le montagne intorno di un giallo intenso, poi fiori viola, bianchi e di un blu intenso come le genzianelle di montagna, insomma, un tripudio di fiori. Tantissime volte per poter passare nel sentiero si doveva spostare interi rami fioriti, le ginestre ma anche il brugo erano alti come una persona. Poi abbiamo visto un magnifico falchetto alzarsi in volo e fluttuare nell’aria, con grazia e maestria. Abbiamo attraversato alcuni borghi che ricordo nei cammini precedenti erano molto trascurati, adesso hanno ripreso vita, non solo per gli albergue dei pellegrini, ma molti ruderi sono stati restaurati come case, forse case vacanze. Quattro o cinque km prima di Molinaseca è uscito finalmente il sole e tutto è diventato più lucente. Pure Brandy, che aveva appena ricevuto in dono una spilla del cammino da una signora che ci ha timbrato la credenziale a Riego da Ambros, mi è sembrata rinascere. Abbiamo attraversato la radura dei castagni secolari che sembrano più patiti rispetto agli anni precedenti e poi siamo scese molto rapidamente sull’ultimo tratto di cammino che è in forte discesa e mette a dura prova ginocchia e schiena.

Oggi abbiamo fatto 22 km

 

 

 

Sabato 18 maggio *

Oggi non abbiamo camminato.

Ieri sera ci siamo spostate al posteggio camper ad Astorga a fianco della Plaza de Toros con noi ci sono forse una decina di camper.

Si pensava di fare una decina di km e poi lasciare Brandy in camper e andare a visitare la cattedrale ed il palazzo Vescovile di Gaudí che non ho mai visto.  Però già al mattino presto ho cambiato i piani della giornata.

Ha piovuto forte tutta la notte e non vuole saperne di smettere, inoltre fa freddo quindi non ha senso camminare c’è solo il rischio di ammalarsi o farsi male. In tarda mattinata andiamo in centro, Brandy con mantella antipioggia e io con l’ombrello, dobbiamo fare compere, ma alla fine compriamo solo magnesio e potassio per i crampi, che stanotte non mi hanno permesso di dormire bene. Tornate in camper dopo pranzo facciamo un pisolino pensando di poter uscire verso le 16:00 per visitare i due siti in centro ad Astorga che dal camper dista circa 2 km. Dopo il diluvio universale del pomeriggio mi faccio coraggio e alle 17:30 esco e mi dirigo verso il centro anche se continua a piovere, le strade sono piene di acqua, ma alle 18:00 sono in cattedrale, mi danno un auricolare, prima tappa il museo del tesoro. Poi ti fanno fare un giro virtuale seduti su un cubo dove sono attaccati degli occhialoni con cuffie. Nel filmato, che inizia da fuori della Cattedrale, tu sei uno spettatore che si muove come volando, molto divertente e interessante era in lingua italiana e mi ha permesso di capire meglio quello che ho visto dopo visitandola. Seconda tappa : Palazzo vescovile di Gaudì, un’opera molto particolare, bello l’interno come solo lui sapeva progettare con finestre a mosaico colorate, forme strane alle pareti colonne e soffitti particolari, la cappella con la Vergine con il bambino e degli affreschi alle pareti. Poi all’interno il museo del Camino e nel sotterraneo sarcofagi di pietra, stele, capitelli, macine e altri attrezzi trovati in zona. Finita la visita mi dirigo verso la piazza per vedere i due Maragatos che suonano le ore nel palazzo del municipio, sono le 19:30. Piove di nuovo a dirotto, mi dirigo verso il camper. Andando a prendere un caffè in un bar ho sentito gli inservienti che dicevano che tutti i pellegrini si erano fermati in città e non c’erano più posti nelle strutture; qualcuno ha proseguito in taxi per dove aveva prenotato. Infatti nel mio giro da turista c’erano solo pochi pellegrini coraggiosi che hanno visitato la Cattedrale e il palazzo Vescovile. I veri turisti saranno stati al calduccio in albergo.

 

 

 

Domenica 19 maggio *

Partenza Foncebadón ore 10:30

Arrivo Astorga ore 16:00

Stamattina siamo partite tardi, il tassista Antonio è venuto a prenderci a Plaza de Toros alle 9:45

Aveva voglia di chiacchierare e non capiva perché facevamo il cammino al rovescio. Dopo tutta la spiegazione, mi ha detto di non preoccuparmi che oggi non avrei perso la strada perché ieri con la tanta pioggia che c’è stata tutti i pellegrini si sono fermati ad Astorga e quindi non potevo perdermi c’era in giro troppa gente. Infatti dice che ieri ha fatto poche corse a portare alcune persone negli alberghi che avevano prenotato dopo Astorga, secondo Antonio per la forte pioggia erano impauriti anche di fare il tragitto in auto.

Comunque stamattina c’è un po’ di sole e noi siamo partite contente. Il territorio della Maragaterìa è simile alla Baraggia, però con gli arbusti dell’alta montagna; querce non crescite, abeti, brugo, ginestre bianche e gialle e molti arbusti bassi. Nonostante tutta questa vegetazione, si cammina sempre al sole o alle intemperie. Nel cielo le nuvole segnavano orizzonti infiniti, nelle cime più alte in lontananza si vede l’ultima neve. Brandy ha girato per un paio d’ore con il naso attaccato al suolo. Non ho capito che odori potesse aver percepito, sinceramente non so che animali possono vivere nella Maragaterìa , però ieri nel museo della cattedrale di Astorga c’erano i costumi storici degli abitanti e gli uomini avevano un fucile come un picoolo schioppo, probabilmente per la caccia alla lepre.

Abbiamo attraversato piccoli paesi che alcuni anni fa erano quasi disabitati, con case dirute, ora stanno rinascendo, ci abitano giovani che hanno aperto accoglienze private per pellegrini, ma soprattutto stanno sistemando i ruderi. Andando in senso inverso, come dicono gli spagnoli; ho visto molti visi tristi, e quindi ho pensato al passato a quando ho fatto il mio primo cammino nel 2009, chissà se anch’io avevo il viso triste come tante persone oggi. E tutte le volte che penso a mio padre mi viene sempre il magone, e cosa più brutta è che non mi ricordo più la sua voce, la sua risata. Comunque il cammino prosegue e le nuvole nel cielo che passano lente sono sempre diverse e sempre bellissime. Oggi abbiamo fatto 25 km

 

 

Lunedì, 20 maggio *

Partenza Hospital de Òrbigo ore 9:15

Arrivo Astorga ore 14:30

Stamattina appena partite ci dirigiamo verso il ponte; sinceramente pensavo fosse più lontano, invece ci troviamo a pochi metri, arrivando dal basso notiamo subito i tantissimi pellegrini che lo attraversano. Anche noi ne attraversiamo un pezzo e ci mischiamo ai tanti che vanno in direzione Santiago. Quasi subito ho sgridato Brandy, ha fatto la prepotente con una cagnolina più piccola di lei che sta facendo il cammino con la sua padroncina tedesca. Si è gonfiata tutta e ha cercato di morderla, mi sono arrabbiata tantissimo, così lei per tutta la tappa mi è stata lontana. Attraversando il paese di Villares de Órbigo un signore con un garage aperto pieno di cartoline mi ha chiesto se volevamo il timbro sulla credenziale gli ho detto che mi faceva piacere e così mi ha raccontato che lui ama molto l’Italia e gli italiani. Mi ha chiesto da dove arrivavo e gli ho detto da vicino a Torino e così mi ha mostrato due cartoline con la Mole Antonelliana, parlando gli ho spiegato che tornavo a casa e che volevo fare un pellegrinaggio fino al santuario di Oropa che si trova a circa 10 km da casa. Appena ha sentito Oropa si è illuminato e commosso mi ha mostrato la cartolina di Oropa e mi ha detto che deve essere un bellissimo Santuario con la Virgil Negra e che è uno dei suoi sogni poter andare a visitarlo. Poi sconsolato mi ha detto che non ci sono più i pellegrini di una volta con delle motivazioni vere; adesso lo fanno per sport, per vacanza, senza una vera motivazione. Io avrei voluto rispondere che non è così, ieri che camminavo al contrario ho visto troppi visi tristi, alcune persone sole mi sembravano anche disperate, potrebbe essere che lo facciano per esaudire un voto, chissà. Comunque mi regala una banana, faccio un’offerta e ripartiamo. Il territorio è cambiato rispetto a ieri, ci sono campi coltivati e grandi allevamenti di bestiame, i paesi sono molto meno curati e gli abitanti locali sono anziani. Le piste attraversate sono di terra rossa e ciottoli, grandi macchine agricole sono ai margini dei campi, i fossi per l’irrigazione sono completamente pieni di acqua, alcuni corrono dentro stretti canali di cemento. Si cammina su e giù per le colline e a tratti la vegetazione montana prende il posto dei grandi campi di grano con ai bordi piccoli papaveri rossi. Con tutta l’acqua che è venuta giù in questi giorni, si sono create delle pozze con tante rane che saltano e gracidano in continuazione, a volte sembra che intonino un brano di jazz, che ognuna di loro debba fare il suo pezzetto vocale, mi sono fermata qualche minuto ad ascoltarle. Arrivate al crucerio di Santo Toribio ci fermiamo a riposare su una panchina; da qui si gode di un bel panorama si vede in lontananza la bella Astorga e guardando oltre, il territorio attraversato ieri della Maragaterìa e i monti con qualche macchia di neve. Però purtroppo scendendo ci si trova a camminare su asfalto. Si supera il paese, bruttino, di San Justo de la Vega per poi salire alla bella Asturica Augusta.

Oggi abbiamo fatto circa 20 km

 

 

 

 

Martedì 21 maggio *

Partenza Villar de Mazarife ore 10:30

Arrivo La Virgen del Camino ore 14:30

Prima di descrivere la tappa di oggi devo fare una premessa: io e Brandy è da una settimana che ci confrontiamo su quale obbiettivo darci per questo cammino e siamo tutte e due convinte che dobbiamo ritornare a casa senza problemi alle varie articolazioni.

Quindi cercheremo di evitare le strade asfaltate. Detto questo abbiamo saltato il pezzo da Hospital de Òrbigo a Villar de Mazarife  circa  15 Km di asfalto .

Tornando a oggi, è stata la giornata delle sorprese: partiamo da quella negativa.

Arrivate con il camper a Villar de Mazarife, piccolo paese, non c’era nessuno in giro non abbiamo potuto prendere neanche un caffè prima della partenza. Ci siamo dirette verso il Paramo, con nostro stupore avevano arato e coltivato le terre per parecchi km, ma la sorpresa negativa fu quella di dover camminare fino a oltre Chozas de Abajo ( 5 km ) su una strada asfaltata. Era pochissimo trafficata, ma le poche auto che passavano andavano ad una velocità molto elevata. Mi sono chiesta il motivo dell’asfalto, sicuramente sarà per transitare meglio con le macchine agricole, analogamente a come hanno fatto nei 15 km precedenti che abbiamo evitato.

Comunque, la campagna è sempre bella, la strada è costeggiata da fossi pieni di acqua. Finalmente lasciata la strada asfaltata entriamo nel Páramo, lo ricordo caldo e afoso in estate e gelido d’inverno; invece, la sorpresa che mi riserva è stupefacente! Un’esplosione di fiori di tutti i tipi, non sono in grado di elencarli tutti, ma posso dirvi che ci sono tutti i colori. Alcuni fiori blu / viola sono stranissimi hanno il gambo che sembra una foglia di cactus; insomma è difficile da spiegare e anche da fotografare, tanti fiori che mai avevo visto. Il suono assordante intorno era un gracidare continuo delle rane nelle pozze che si sono create per la troppa pioggia e il ronzio continuo delle api che volavano in mezzo a tutto questo splendore. Ci siamo godute lo spettacolo; a volte Brandy dava la caccia agli uccellini che volavano bassi, non aveva certo voglia di prenderli, credo, è diventato solo un gioco. Ogni tanto qualche pellegrino ci diceva che avevamo sbagliato il senso di marcia, cavolo! fanno proprio fatica a capire che si può anche farlo in senso inverso questo Cammino. Purtroppo la strada nel paradiso finisce e si riprende l’asfalto per i 4 km che ci separano dalla Virgen del Camino questi km li avevamo messi in conto. Si superano due piccole e poco interessanti frazioni, in una di queste un cavallo ci vede arrivare e si avvicina al recinto dalla nostra parte e inizia a nitrire forte e a lungo. In quel momento non so cosa ha capito Brandy ma ha iniziato a saltarmi addosso come per chiedere aiuto, e non mi mollava più saltava in alto fino al viso e mi graffiava; l’ho sgridata e allora si è bloccata e non voleva più muoversi. Non so cosa abbia chiesto il cavallo, ma io ho dovuto prendere Brandy per le buone ho cercato di spiegare a modo mio che non potevo fare nulla; dopodiché s’è convinta e abbiamo ripreso la strada verso il Santuario de La Virgen del Camino. Tornando a Villar de Mazarife il tassista ci ha spiegato che é un anno molto anomalo, ha piovuto troppo, non si è mai visto il Páramo così. Una cosa positiva per i contadini è che hanno disboscato e provato a piantare il grano in certi appezzamenti di terreno dove prima c’era la pastorizia ( e purtroppo adesso non ci sono più i pastori ); ebbene il grano sta crescendo in maniera perfetta . Oggi. Abbiamo fatto 15 km

 

 

 

Mercoledì 22 maggio *

Oggi giornata anomala, stamattina ci siamo dirette in centro a León per visitare la città, in cielo un pallido sole e i termometri delle farmacie segnavano 11 gradi. Abbiamo fatto il percorso dei pellegrini, in fondo lo siamo anche noi. Dalla cattedrale dove abbiamo fatto timbrare la credenziale ci siamo dirette verso la Casa Botines di Gaudì, che però è in ristrutturazione, poi ci siamo dirette alla Basilica di San Isidoro, da qui all’Hostal e al Convento San Marcos e infine il ponte medioevale sul fiume Bernesga. Al ritorno verso la cattedrale passiamo da Plaza Mayor. Oggi c’è il mercato ortofrutticolo, cerco anch’io di fare spesa però poi desisto perché ogni banchetto ha la coda di persone che aspettano di essere servite. Dopo un cappuccino caldo si ritorna al camper. Svuotamento e sistemazione per permetterci di essere autonome per 4/5 giorni. E finalmente partiamo alla volta di Puente de Villarente. Lasciamo il camper in un posteggio lungo la strada e iniziamo il cammino verso León, il primo tratto è sui marciapiedi ma poi il sentiero si dirige verso campi e prati. Ma purtroppo a volte le cose cambiano e anche qui è arrivata l’autovia a dividere il territorio in due. Ci troviamo circondate dai due lati, da una parte la statale e dall’altra autovia; il rumore è insopportabile, non si sentono neanche gli uccellini che pure ogni tanto ci sono. Certo il panorama è cambiato molto ma gli uccelli, le mucche e tante cicogne ci abitano ancora; ci abitano anche i ramarri, e Brandy ha trovato un nuovo gioco oltre che cacciare i gatti, gli uccellini, adesso ci prova pure con i ramarri, ma sono troppo veloci per lei allora si mette a grattare con le zampe nell’ultimo posto dove l’ha visto sparire, cerca di tirarlo fuori dalla tana. Siamo arrivate fino alla vecchia Fontana di Arcahueja, che purtroppo non zampilla più la fresca acqua, i ricordi a volte creano malinconia è meglio tornare indietro.

Oggi non avevamo voglia di fare la periferia di León né in entrata né in uscita. Abbiamo fatto il pezzo che ricordavo più bello, anche se, parlando di periferie, di bello c’erano solo le nuvole nel cielo che correvano veloci, e poi sentire il canto dei tanti uccellini che popolano questo territorio.

Anche oggi abbiamo fatto 15 km

 

 

 

Giovedì 23 maggio *

Partenza Mansilla de las Mulas ore 9: 15

Arrivo El Burgo Ranero ore 15:00

Oggi giornata soleggiata, siamo passate da Mansilas de las Mulas e attraversando la porta di Santiago con le vecchie mura ci siamo dirette in direzione contraria agli altri pellegrini. Oggi ci aspettano tanti km di sentiero a fianco di una strada per fortuna poco trafficata, ci passano grandi trattori e qualche auto a tutta velocità perché sanno che hanno strada libera.  Passiamo un enorme allevamento di mucche che hanno addirittura nel grande recinto prativo l’irrigazione per far crescere in fretta l’erba nei mesi estivi. Poi incontriamo delle signore svizzere che parlano bene l’italiano, si innamorano di Brandy e oltre a scattarle tante foto, mi spiegano che hanno visto tanti cani maltrattati in questo cammino. Queste signore non hanno fretta e quindi fanno tappe molto brevi e si guardano intorno con tutta calma; non sono giovani e hanno tutto il tempo che vogliono. La più giovane mi dice : “Certo che tu viaggiando al contrario vedi tutte le persone in faccia e capisci anche i loro stati d’animo. Però non puoi conoscere gente e fare amicizia. Deve essere brutto!” È vero, forse Ma non importa questo è un cammino in solitaria con il mio cane, va bene così. La campagna intorno è comunque bella, in lontananza si vedono i monti di León e superiamo campi arati o di foraggio con fiori di tutti i colori e ci accompagna sempre il gracidare di rane e gli uccellini che svolazzano giocando, a volte sono anche una decina. Verso metà percorso Brandy è di nuovo impazzita e dà la caccia a non si sa bene che cosa, subito ho visto due ramarri, ma poi il gioco è continuato per ore. Vedeva qualcosa. saltava a zampe davanti pari in varie direzioni e poi non contenta si metteva a scavare. Poi ha cambiato tattica ha iniziato a camminare davanti a me, insomma è arrivata al camper stanchissima però oggi si è divertita.  Ritornata al camper ho finito di ascoltare il CG FEMCA regionale sul tema della sicurezza e malattie professionali. che era iniziato alle 15:00. Prima di partire alla volta di Sahagún sono andata a vedere il museo Etnografico della provincia di León. Molto interessante, è stato costruito nel 2008 sulle rovine di un vecchio monastero, infatti i pochi pavimenti e il soffitto della cappella sono antichi e molto belli.

Oggi abbiamo fatto 20 km

 

 

Venerdì 24 maggio *

Partite Sahagùn ore 9:30

Arrivate a Léfigos ore 15:15

Ieri sera ero proprio stanca, non trovavo soluzioni per il tratto di cammino da fare oggi correlate alla gestione del camper, dormire in libera a volte mi inquieta un po’. Stamattina è tutto più chiaro. Non facciamo l’ultimo tratto di km 13 che costeggia la strada che è di una monotonia assurda. Quindi ci dirigiamo verso il centro di Sahagùn verso le mesetas, così dopo la tappa di oggi porto il camper al camping Carrión de los Condes e lì posso sistemarlo anche un po’. 

Laschiamo Sahagùn guardando le chiese e i monumenti di questo bel paese, sui campanili e alcuni resti di portali di accesso alla città ci sono tanti nidi di cicogne con all’interno i piccoli. Inoltre stamattina abbiamo visto per la prima volta molte rondini che garriscono in maniera assordante, stanno copiando le rane? Ci dirigiamo verso la Virgen del Punente, a quest’ora ci sono sempre molti pellegrini in giro e anche se sono un decimo rispetto a quelli visti nei giorni precedenti sono sempre molto chiassosi; parlano tutti in inglese, anche le due italiane che mi chiedono in inglese perché cammino al contrario. Nei bar ti chiedono cosa vuoi in inglese, ma dov’è finita la lingua spagnola? Quando chiedo di parlarmi in spagnolo allora mi sorridono contenti.

Superato la Virgen del Puente un luogo particolare un po’ mistico con le due colonne in pietra scolpite che rappresentano un re e l’altra un vescovo. Passando da qui mi viene sempre in mente  una scena del film “ La storia infinita “. Poi ritorniamo a camminare a fianco della strada provinciale, per fortuna per pochi km perché poi siamo nelle verdi mesetas. I colori verdi del grano variano molto in base all’altezza delle piantine, il vento le fa muovere e sembrano danzare a un ritmo costante. Ai bordi dei campi ancora tantissimi fiori, le margherite sembrano siano state piantate a mazzi giganteschi. In lontananza le tante pale eoliche sono ferme. Il cielo è limpido e tutto tace, solo i rumori dei nostri passi. Brandy ogni tanto dà la caccia a qualche insetto sul bordo della strada sterrata, a volte il silenzio viene interrotto dai grandi trattori che trainano grandi attrezzi agricoli, e che chiedono strada. Io allora trattengo Brandy sul bordo strada, sull’erba, lei ha molta paura a volte mi sembra che trattenga anche il respiro, ma appena passati si dà una bella scrollatina e riparte felice ad assaporare il vento che ci viene incontro.

Oggi abbiamo fatto 22 km

 

 

 

Sabato 25 maggio *

Partite alle 8:30 da Carrión de Los Condes

Arrivate a Lédigos ore 14:45

Oggi giornata calda e impegnativa per Brandy.

Siamo partire dal paese euforiche, giocando con il guinzaglio; in giro ci sono già tantissimi pellegrini troviamo pure dei Torinesi che però dopo due chiacchiere li perdiamo e stranamente non li vediamo più; stranamente, perché quando cammini come oggi in senso corretto ti ritrovi sempre, sono sempre le stesse persone che camminano, chi si ferma prima per riposare, chi dopo; ti ritrovi sempre.

Tornando al percorso dopo il primo tratto di uscita da Carrión de Los Condes, hanno cambiato il Cammino, prima si camminava su asfalto su una strada quasi abbandonata, mi ricordo c’erano anche i rovi che coprivano l’asfalto e alcuni stabilimenti industriali in rovina, unico vantaggio è che in quel tratto c’era l’ombra. Ora ti fanno camminare per quasi 7 km su una pista di terra a fianco una strada poco trafficata ma senza un briciolo di ombra, prima di prendere la Via Aquitana. È vero che hanno messo più in sicurezza il cammino, ma a me sembra che l’abbiano snaturato. Comunque, adesso ci aspetta un tragitto bellissimo a livello naturalistico, ma molto caldo e soprattutto secco. Tutt’intorno ci sono campi di grano e di colza ormai sfiorita, o campi appena arati con la terra di un giallo senape, altri campi sono ricoperti di ciottoli e stanno spuntando piccoli germogli. L’esplosione di fiori è sempre tutt’ intorno ai fossati anche se sono secchi. In lontananza tantissime pale eoliche ferme. C’è anche il venticello che soffiando contro ci dà un po’ di sollievo però l’ambiente asciutto e senza ombra ci sfianca. Mi fermo sovente per dare da bere a Brandy ma lei preferisce l’acqua calda e fangosa delle pozzanghere. Oggi abbiamo giocato parecchio con il lancio dei bastoni che finisce sempre che non te lo riporta mai e lo rompe masticandolo. E poi ha iniziato di nuovo il gioco della caccia, e forse ho capito a cosa! Oggi ho visto tre topolini di campagna che correvano dentro ai loro buchi e sul sentiero uno grande era morto. Poi abbiamo incontrato un pellegrino giovane con un Pit Bull, poverino aveva una grande museruola di ferro ed era legato corto, faceva tenerezza, Brandy, cosa strana, non l’ha neanche considerato. La giornata calda ci ha spossato, però anche oggi abbiamo camminato in un bel tragitto a circa 900 metri di altitudine.

Oggi abbiamo fatto 23 km

 

 

Domenica 26 maggio *

Partita ore 10:30 da Villalcázar de Sirga fino a Revenga de Campo e ritorno ore 14:00

Oggi ci siamo “tolte” 12 km di camminamento a fianco una strada trafficata.

Stamattina abbiamo dormito fino alle 8:00 poi dopo colazione e dopo la pulizia Camper siamo partite alla volta di Villarcázar de Sirga. I pellegrini sono tanti; soprattutto ci sono tanti coreani, che girano totalmente coperti, hanno il cappello a falda larga e floscia, gli occhiali da sole e una bandana tipo mascherina che gli copre completamente il viso, uno scaldacollo, occhiali e alcuni anche i guanti. Camminano guardando sempre a terra, forse per via della bandana fin sotto gli occhi, a volte hanno anche le cuffie per ascoltare musica. Sono proprio strani, non si guardano mai intorno. Entriamo a visitare l’Ermita della Virgen del Rio e ci facciamo timbrare la credenziale.  Dal sentiero lungo il rio guardo in lontananza lungo la strada e vedo una colonna di pellegrini che camminano a fianco nel sentiero parallelo alla strada. Noi e altri pellegrini che incontriamo siamo su un sentiero che costeggia il Rio Ucieza. Ed è una meraviglia! Oltre al mormorio del torrente ci sono tanti canneti pieni di nidi di uccelli che cinguettano felici, anche le rane ogni tanto improvvisano un concerto. La temperatura è fresca, il vento muove le fronde e Brandy fa la cacciatrice e il suo metodo giocoso di caccia a volte fa sorridere i pellegrini che passano. Questo percorso deve essere anche una zona protetta per gli uccelli perché ci sono parecchi cartelli illustrativi che spiegano le varie tipologie. Abbiamo camminato in questo ambiente per oltre 7 km e poi siamo ritornate al camper. Prossima direzione Frómista, speravo di poter visitare la chiesa di San Martín ma è chiusa. Però sono riuscita a visitare solo la navata, non il museo, della chiesa di San Pedro, anche questo è un notevole sito, peccato che non venga pulito, era pieno di escrementi di uccelli. Un signore di Torino ha sentito che parlavo italiano e mi ha fermata per via di Brandy, in 5 minuti mi ha raccontato vita morte e miracoli del suo Bernese, aveva dei piedi tutti fasciati mi ha detto che si è riempito così di vesciche già il secondo giorno di cammino perché aveva degli scarponi vecchi che aveva usato 20 anni fa in Nepal. Direzione finale della giornata Castrojeriz, da qui partiremo per le due tappe successive dei prossimi giorni.

Oggi abbiamo fatto 14 km

 

 

Lunedì 27maggio *

Partite da Frómista alle 8:00

Arrivate a Castrojeriz ore 17:00

Oggi penso sia stata la tappa più panoramica ed entusiasmante di tutto il cammino fatto fino ad ora.

Siamo partite dalla chiusa del Canal di Castiglia, è sempre una meraviglia camminare sulle sue rive. Oggi c’era un’esplosione di colori che cambiavano in continuazione; i campi arati sulla riva opposta avevano tante tonalità diverse di colore.

Nel lato destro dove camminavamo noi i campi erano di grano o di colza, punteggiati da molti fiori di papaveri, di camomilla e un altro fiore bianco che non so. Ci hanno fatto deviare e abbiamo camminato in mezzo a cumuli di terra riportata, perché stanno costruendo l’ennesima strada con un ponte che passa sopra il canale, ma poi per fortuna ci hanno rimandate sulla sua riva. A quest’ora ci sono molti pellegrini in giro, noi camminiamo in senso contrario, sono spesso interessati a Brandy, un pellegrino spagnolo mi chiede dove vado. Gli rispondo in Italia, al santuario di Oropa vicino a casa mia, lui si gira e mi mostra che ha attaccato allo zaino bene in vista un cartellino, tipo quello che ti danno quando fai le gare di corsa, con scritto Roma - Santiago. Mi dice che è stanco e che si è trovato in difficoltà quando ha iniziato la via Tolosana da Arles. È già la seconda persona che mi dice che non è segnalata bene…. Se si perde chi cammina in senso corretto chissà cosa combino io in senso contrario.

Il percorso oggi comunque è stato fantastico, immerse nelle mesetas ci siamo alzati di oltre 950 metri. Intorno c’erano solo campi e campi di cereali, alcuni terreni erano stati arati da poco e il colore variava fra il bianco sporco e il marroncino. E poi i prati dove avevano appena tagliato l’erba che stava seccando per diventare fieno, emanava un profumo che riempiva l’aria. Secondo me noi eravamo avvantaggiate per sentire il profumo e anche il fresco perché abbiamo camminato sempre contro vento. A volte nei campi prevalevano il rosso dei papaveri o il bianco della camomilla piuttosto che il verde del grano. Ci siamo fermate all’ Aalbergue de San Nícolas de Puente Fitero, ma era chiuso, abbiamo aspettato oltre un’ora per farci timbrare la credenziale. I due Ospitaleros, uno di Ivrea e l’altro è di Pratosesia, è molto amico di Bruno Bosia (un personaggio, da almeno vent’anni si occupa solo di Cammini devozionali) e mi ha detto che è già il secondo anno che non scende in Spagna, dice che non ce la fa più, gli ho detto di salutarlo tanto. Mi hanno timbrato la credenziale però mi hanno anche rimproverato perché non avevo la loro quella della confraternita di Perugia. Gli ho risposto che sono partita da Santiago e ho preso quella spagnola. Comunque, per non far polemiche me ne sono fatta dare una.

Dopo i saluti abbiamo camminato per circa 3 ore da sole i pellegrini incontrati sono stati pochissimi, tra questi alcuni ciclisti che, non so se per la stanchezza, Brandy non apprezzava. L’ultimo che abbiamo incontrato, che si era fermato a fare una foto sull’Alto de Mosterales, a momenti Brandy lo morde… L’ho sgridata in modo cattivo, lui non ha detto nulla ed è ripartito, ma sinceramente a me è scappata una bella risata per come si è svolta la scena. Ho cercato di fare tante foto e video dei panorami e della natura vista oggi. Però non c’è nulla che possa tramettere quello che si prova di presenza. Così mi sono fermata per circa mezz’ora all’alto de Mosterales, ho respirato a pieni polmoni l’aria fresca e gustato più che potevo il panorama per memorizzare il più possibile quanto ho visto. Continuavo a dire anche a Brandy “guarda che bellezza “, lei era felice, ma non penso che fosse per il bellissimo panorama. Oggi mi sono anche commossa tantissimo; quando camminavano lungo la riva del Canal de Castiglia, ho visto un ragazzo che avrà avuto l’età del mio Francesco che spingeva sorridendo sua madre su una carrozzella particolare a tre ruote e lui per agevolarle la postura e l’appoggio dei piedi aveva aggiunto un bastone di traverso. Lei ha voluto fermarsi per salutare Brandy che stranamente si è avvicinata e si è fatta accarezzare, la signora era felicissima e anche il figlio, aveva un sorriso pieno di gioia. Appena ci siamo salutati io mi sono messa a piangere, è stato davvero un bel momento spero lo sia stato anche per loro.

Oggi abbiamo fatto 25 km

 

 

 

Martedì 28 maggio *

Partite da Hornillos del Camino ore 8:30

Arrivate a Castrojeriz ore 15:00

Stamattina abbiamo tardato a partire da Hornillos del Camino perché ho cercato un bar aperto per farmi timbrare le credenziali. Lasciato il paese la strada diventa subito sterrata e si entra nelle mesetas. Il primo tratto sale e si arriva a oltre 950 metri, il paesaggio è uguale a ieri, le bellissime mesetas con le piantine di grano che si muovono al vento sembrano onde del mare e poi tutti i fiori che sono ai margini del cammino sono una meraviglia; la luna alta nel cielo sembra non voler andare a dormire. Nel cielo tante scie di aerei, forse troppe. Oggi ci sono pochi pellegrini in giro, alcune signore americane hanno chiesto di fare una foto con Brandy. Alcune presentandosi mi hanno detto che abitano in Californiana altre a New York, strano non ho visto nessun coreano. Comunque, verso le 11 il sole ha iniziato a scottare, non c’era l’aria di ieri ma soprattutto non c’era una nuvola. Brandy ha iniziato a patire verso i 10 km prima di arrivare a Hontanas, ho cercato di farla bere, ma non ne voleva sapere, allora mi sono fermata a farla mangiare. A forza di stuzzicarla sono riuscita a farle mangiare qualcosa, dopo ha bevuto un po’ e siamo ripartite. Ci siamo fermate ancora un po’ all’ombra in una panchina a Hontanas. Il pezzo che ha patito tantissimo, nonostante cercassi di farla giocare, e lei ci stava, sono stati i km prima di arrivare a Sant Anton. Siamo scese di oltre 100 metri, il poco vento è sparito ed erano le ore più calde della giornata. Abbiamo affiancato delle colline aride con pini piantati da poco e pietre bianche, poi siamo ripiombate in mezzo al grano. Nel primo tratto eravamo all’altezza delle pale eoliche che gli spagnoli chiamano “molinos”, non giravano perché non c’era vento, non mi ricordo che in passato ce ne fossero così tante. Arrivate a Sant Anton abbiamo riposato per circa un’ora. I resti del convento sono stati sistemati e nel cortile hanno costruito un piccolo albergue per i pellegrini. Il tipo che lo gestisce è un po’ strano, pratica cose un po’ mistiche, alternative. Penso sia stato un convento dell’ordine dei francescani perché il suo simbolo è il Tau.

Da lì siamo partite verso Castrojeriz, per fortuna abbiamo trovato un po’ d’ombra di alcuni alberi e di case fino ad arrivare al camper.

Oggi abbiamo fatto 21 km

 

 

Mercoledì 29 maggio *

Oggi doveva essere una giornata rilassante per me ma soprattutto per Brandy; sicuramente per lei lo è stata, ha dormicchiato tutto il giorno in camper a parte stamattina che l’ho portata a fare la pipì fuori dal camping. Dopo colazione ho chiamato la mia collega (ex collega) Caterina e siamo state al telefono un’ora e quaranta, dopo mi sono inventata un’insalata di riso per far mangiare qualcosa a Brandy e poi ho cercato di riposare un po’, ma senza risultati. Alle 16:00 siamo partite per Burgos anche se faceva parecchio caldo, abbiamo fatto la variante che costeggia il rio Arlazón che parte 500 metri dopo il campeggio e così dopo un’ora e trenta con tanti bagni alle zampe per Brandy e dopo aver fatto conoscenza di tanti cani siamo arrivati all’arco di Santa Maria. Vedere la Cattedrale è sempre una grande emozione, è patrimonio dell’umanità, ed è bellissima. Abbiamo fatto il giro tutt’intorno; la cosa interessante è che un professore spiegava la storia della Cattedrale ai suoi alluni, ragazzini delle medie, seduti in fila sulle panche in pietra davanti al portale di Santa Maria. Mi sono fermata anche io seduta sui gradini ad ascoltare; mi sembrava molto preparato e comunque nessuno dei ragazzini fiatava, che bel modo di fare lezione. Finito il giro della cattedrale ho comprato la scatola di latta con i biscotti che mi aveva chiesto Fiorella e siamo tornate indietro. Il parco era pieno di persone di ogni età e tipo: gente con i cani, Brandy ha corso tanto facendo nuove amicizie. Gente che correva o faceva ginnastica con gli attrezzi nelle zone predisposte, gente che giocava a carte nelle zone picnic con al seguito il frigo con la cena, insomma c’era un momento di vita comune che nei nostri paesi non si vede più. Nella zona prima dell’entrata del camping c’è un negozietto, un bar che fa tapas e piatti unici e un ristorante, penso ci siano almeno 300 posti a sedere e quando siamo tornate erano tutti occupati, ma non di gente del camping ma dalle persone del luogo che alla sera si ritrovano qui per bere una birra, mangiare una patatas bravas insomma per stare insieme e raccontarsi magari com’è andata la giornata.

Anche oggi abbiamo fatto quasi 12 km

 

 

 

Giovedì 30 maggio *

Oggi giornata a tappe

Stamattina sveglia alle 7:30

Dopo la pulizia del camper siamo partite alla volta di Atapuerca, anche perché il tragitto nel parco per entrare in Burgos l’abbiamo fatto ieri e il pezzo di avvicinamento all’aeroporto è proprio squallido. Stamattina l’aria é più fresca, il camper segna 18 gradi, è la temperatura giusta per camminare. Da Atapuerca siamo salite a 1082 metri al Matagrande. Brandy c’è già stata due anni fa quando aveva solo tre mesi. Sarà una mia impressione ma era sempre davanti a me, e non è sua consuetudine, poi mi aspettava guardandomi come per dirmi “ti muovi?“. Era contenta e continuava a cercare bastoncini da farsi lanciare per poi morsicarli, insomma era felice e lo è stata ancora di più quando è arrivata con in bocca un grande osso; ho faticato un po’ a farle capire che lo doveva lasciare, ma poi s’è convinta. Lasciata Atapuerca ci siamo dirette a San Juan de Ortega, non abbiamo fatto il pezzo sull’asfalto che porta a Agès, era mezzogiorno c’era troppo caldo e poi non c’è null’altro da vedere se non le case medievali di Agès, dove tutti fanno la stessa foto alla stessa casa.

San Juan de Ortega era pieno di pellegrini, compreso un gruppo di coreani arrivati con un bus, sicuramente l’agenzia viaggi gli sta facendo fare i pezzi più belli del cammino, come stiamo facendo noi oggi. Abbiamo trovato un altro gruppo uguale stamattina alla salita del Matagrande, hanno anche la guida e viaggiano solo con la bottiglietta di acqua. Comunque noi abbiamo fatto da San Juan de Ortega ad Agès per il bel sentiero in mezzo a “querce non cresciute” come ha detto Alessandro nel 2009, è stato qui che mi ha fatto il primo bordone, contorto e slabbrato, ma lo conservo ancora a casa. Per fare questo tratto abbiamo dovuto attraversare tre grate anti-attraversamento per le mucche (si tratta di una grossa griglia lunga circa tre o più metri e larga quanto la strada con listelli distanti pochi centimetri, i bovini non ci passano perché temono che gli zoccoli si incastrino nella griglia), più avanti c’è un bellissimo altopiano dove si trovano delle mucche un po’ impellicciate, penso che anche d’inverno vivano qui. Comunque, tornando a Brandy, mi sono chiesta come potesse fare ad attraversarle, detto fatto le attraversa prima di me che ci vado con cautela e poi si gira e mi guarda come dire ”fai attenzione che sei imbranata”. Io sono convinta che Brandy sia un cane con una marcia in più! Fatto il tragitto andata e ritorno, prendiamo il camper e ci spostiamo all’area sosta di Belorado, per poi accorgermi che ci sono recensioni molto preoccupanti. Allora cerco un camping vicino, lo trovo lontano 15 km, non importa basta riposare bene, domani ritorniamo a San Juan de Ortega. Lascio il camper in pendenza però al sicuro vicino al Santuario, con il taxi poi torneremo a prenderlo.

Oggi abbiamo fatto 13 km

 

 

Venerdì 31 maggio *

Partite San Juan de Ortega ore 10:30

Arrivate a Belorado ore 16:30

Oggi la giornata inizia bene con gli auguri per il mio compleanno: un video registrato da mio figlio Francesco alle 3:30 di notte.

Lasciamo il camping e torniamo a San Juan de Ortega dove il signore del Bar mi avvisa che nel pomeriggio dovrò toglierlo perché domani ci sarà la processione e la festa del santuario.

Lo rassicuro che per le 17:00 toglierò il camper.

Stamattina è molto nuvoloso e l’aria è fresca, iniziamo a salire verso i monti de Oca, i primi pellegrini arrivano già in senso contrario, sono tutti un po’ infreddoliti. Ci sono boschi di abeti a perdita d’occhio, qualche brugo e ginestre. Camminiamo su una pista tagliafuoco per parecchi km, a tratti si alzava il vento e sollevava turbini di polvere, la povera Brandy chiudeva gli occhi per ripararsi, io con gli occhiali me la sono cavata meglio. Incontriamo parecchi italiani che fanno il cammino a tratti, appoggiandosi ad un bus privato e camminando con solo una bottiglietta di acqua in mano. stamattina abbiamo chiacchierato tanto rispetto ai giorni passati, perché italiani appena mi vedono con Brandy fanno tante domande. Inoltre, oggi Brandy è proprio in forma! Continua a portarmi bastoni per giocare, cammina davanti a me, se fa fresco lei è felice. Abbiamo incontrato anche una scolaresca di ragazzi delle superiori, i professori, ne ho visti almeno due, parlavano della guerra civile spagnola, che bel modo di fare lezione! Siamo salite a 1150 metri dove c’è il monumento della guerra civile e poi siamo scese verso Villafranca Montes de Oca, scendendo la vegetazione è cambiata, ci siam trovate su un sentiero in mezzo a querce coperte di licheni, in lontananza i monti della Sierra della Demanda sembrano indicarci la via. Arrivate Villafranca Montes de Oca, abbiamo dovuto fare molta attenzione non solo all’attraversamento pedonale, ma anche lungo il tratto fatto sulla strada nazionale; ho chiesto come mai fanno passare enormi TIR in mezzo ad un paese così stretto, mi hanno risposto che non c’è altra strada. Superato il paese ricominciano i campi di grano di tutte le tonalità di verde, ai bordi non c’erano tutti i fiori visti nelle mesetas, ma adesso siamo a quota più bassa e anche il grano sembra più alto. Superiamo l’Apside di San Felice poi ancora tre paesini deserti e siamo sempre fra campi di grano, con la nazionale troppo vicina purtroppo, ci accompagnerà fino a Belorado.

Oggi abbiamo fatto 22. Km

 

 

Sabato 1 giugno *

Stamattina quando mi sono svegliata mi è preso un colpo! Ho dormito fino alle 9, sarà l’effetto del compleanno o il fatto di aver finito la Barbera!  Ho sistemato tutto il camper compreso I piatti di ieri sera che non avevo lavato e sono partita per Santo Domingo de la Calzada. Stamattina c’è il mercato, ho dato un’occhiata in giro ma non ho visto nulla d’interessante; quindi mi sono diretta verso la cattedrale dove all’interno ci sono i due polli vivi della curiosa tradizione locale. I pellegrini stavano arrivando, tanti si sono fermati qui altri hanno proseguito. Io e Brandy abbiamo preso il camper e ci siamo dirette in direzione Grañón, l’idea è di fare almeno il tratto di cammino in mezzo alla natura dove non dovrebbe esserci il fastidio causato dall’autostrada, ma le nostre aspettative sono state deluse. Appena superato il confine tra Castilla y León e La Rioja il territorio cambia completamente, i bellissimi campi di grano non ci sono più ci sono ponti e scavi che deturpano il territorio, volevo andare fino a Redecilla del Camino, ma mi è preso il magone e sono tornata indietro. Anche i pellegrini che camminavano in quella direzione non se l’aspettavano e ci sono rimasti male, non capivano in che senso proseguire. Ritornata a Grañón, dove c’è un bellissimo belvedere sui campi, un signore del luogo mi ha detto che sono anni che aspettano la costruzione dell’autovia, da anni troppi camion passano ad alta velocità attraverso i piccoli paesi. Non si può dargli torto; spiace solo perché si sta rovinando uno dei tratti più belli del Cammino. Ritornate al camper ci dirigiamo verso l’area sosta camper di Santo Domingo de la Calzada, ma visto che di altri camper non c’è neanche l’ombra, torniamo al camping della notte scorsa, d’altronde abbiamo dormito benissimo, perché non ripetere?

Oggi abbiamo fatto circa 10 km

 

 

 

Domenica 2 giugno *   Virgen de la curva ?

Partite da Santo Domingo de la Calzada alle ore 8:30

Arrivate a Najerá ore 14:30

Stamattina la sveglia ha suonato alle 7, stanotte non ho dormito bene, avrei dormito ancora un po’.

Dal camping sono riuscita a trovare delle strade, anche sterrate, che superano prima l’autostrada e poi le strade statali, insomma siamo riuscite a entrare nel cammino di Santiago. Oggi Brandy è in gran forma, fa la cacciatrice di lepri e minilepri. È talmente agitata che, arrivate ad un’area di “descanso” panoramica, con terra riportata, ha iniziato a scavare buche da far paura, ha alzato tanta polvere, s’è sporcata tutta. Più la sgridavo e più scavava buche. Ho cercato di sistemare il terreno coprendo le buche, ma è stato impossibile rimettere tutto a posto. Camminiamo sempre in mezzo a campi di grano e simili, fiori di tutti i colori ai margini e tanta colza.

Poi all’improvviso Brandy inizia di nuovo a cacciare, subito non ho capito cosa, poi in un percorso di 3/4 km ho visto una decina di topolini di campagna attraversare la strada.

Stamattina è proprio euforica, corre avanti e indietro, l’ho vista poche volte così dinamica. Arrivate a Cirueña abbiamo superato quell’ammasso di case nuove, disabitate, costruito senza il minimo buon senso. Il panorama intorno inizia cambiare, si iniziano a vedere i primi vigneti, ma soprattutto cambia l’aria; diventa più fresca e respirabile, cambia in maniera repentina, come girare una pagina di un libro e cambiare capitolo. Qui trovo degli italiani di Varese che sanno tutto loro… come normalmente fanno i lombardi. Saluto in spagnolo con un sorriso una signora che avrà circa la mia età. Dopo un po’ mi sento chiamare: ” Sei Italiana?”  Mi chiede da lontano urlando le solite domande, dove vado, dove sono partita, di dove sono, etc... Lei è di Bassano del Grappa, le urlo che ho una cugina che abita lì e si chiama Franca, insomma facciamo ancora due parole sempre a molta distanza e alla fine mi dice,” sono proprio felice di averti incontrata, stamattina non stavo bene, volevo mollare tutto, il tuo saluto con il bel sorriso e il fatto che stai facendo tutti questi km da sola mi hanno fatto vedere un altro modo di vivere il cammino. Io le rispondo che non tutti i giorni sono uguali e che bisogna fare ciò in qui si crede. Ci salutiamo con un Buen Camino. Tutto questo discorso, ripensandoci, si è svolto da una distanza di circa 30 metri, a volte succedono cose così lungo il Cammino.

Da Azofra il territorio cambia completamente, la terra diventa rossa e rocciosa con rocce rosse e sgretolate, I vitigni sono piantati anche in terrazzamenti sulle colline, sono alternati da pini o terreno brullo. Unica pecca: non so perché hanno asfaltato quasi tutta la strada in mezzo ai vitigni che da Azofra porta a Najera. Ci sono anche dei piccoli rii che permettono a Brandy di infangarsi bene e di mettere a bagno le zampette.

Arrivate a Najera si sentono solo cantare gli uccelli, è una cosa che avevo già notato, penso che ce ne siamo di più perché è pieno di buchi nelle alte rocce color porpora dietro le abitazioni. Una volta, tanti anni fa, usavano anche scavare abitazioni dentro a queste rocce, credo fosse un’ottima soluzione contro il caldo estivo. Ci dirigiamo verso l’imponente chiesa con il monastero di Santa Maria la Real che si staglia sulla piazza principale, ha all’Intero un bellissimo chiostro che ho già visitato e la statua in legno della Virgen de la curva con il sorriso che trasmette serenità.

Oggi abbiamo fatto 20 km

 

 

Lunedì 3 giugno  *

Partenza ore 8:30 Logroño

Arrivo ore 12:30 Navarrete

Partite dal camping dopo aver attraversato la passerella sul Río Ebro ci dirigiamo verso l’uscita della città. In un quarto d’ora siamo nel Cammino. Superata la periferia, si prosegue verso il lago artificiale e nell’area verde di Grajera, dove ci sono moltissime persone di tutte le età che corrono, camminano e chiacchierano, anche troppo. Al laghetto troviamo pescatori, infatti si vedono tantissimi pesci che penso siano carpe e tinche; inoltre, ci sono cigni, anatre e oche. Brandy è sempre al guinzaglio visto i tanti cartelli che obbligano a tenere i perros legati. In un tratto isolato la slego e in due minuti e riesce a spaventare due minilepri e uno scoiattolo. Il tratto sul parco è lungo circa 7 km. Poi finalmente si ritorna a camminare in mezzo ai vigneti, peccato però che abbiano asfaltato le strade sterrate. Saliamo la collina e nella rete metallica ci divide dall’autostrada ci sono incastrate tante croci fatte da legnetti e nastri di ogni tipo. In lontananza sopra una collina la sagoma di un enorme toro nero sembra indicarci la strada. Però in verità questo tratto è proprio brutto, si cammina in mezzo a capannoni dismessi. Ma il peggio arriva subito dopo, il cammino viene deviato per la costruzione del nuovo tratto dell’autostrada. Ci troviamo circondate da ruspe, camion, cumuli di terra e un frastuono che l’autostrada a pochi metri era niente a confronto. Finalmente riusciamo ad arrivare ai ruderi dell’Antico Hospital de San Juan de Acre e ritorna la quiete; ma solo per pochi attimi. Brandy vede un piccolo rigagnolo di scolo cementato di un canale e inizia a zampettarci dentro fin verso la fine del rigagnolo dove una c’è il tubo che porta via la poca acqua, lì c’è una piccola pozza e lei inizia a giocare abbassandosi, non so cosa sia successo ma l’acqua in un secondo l’ha trascinata verso il cunicolo e non riusciva uscire da sola dalla pozza, le zampe dietro erano dentro il cunicolo e non poteva fare presa. Io l’ho tirata per il collare ed è riuscita a spingere ed è uscita. S’è spaventata tanto perché ha iniziato subito a saltarmi addosso a baciarmi; se fosse stata più piccola non la avrei veduta più, perché non ho visto da nessuna parte l’uscita dal cunicolo di quell’acqua. Sinceramente mi sono spaventata tanto anch’ io, era completamente bagnata da metà schiena in giù ciò vuol dire c’era più acqua di quello che sembrava. Arrivate a Navarrete, la chiesa era aperta e lasciando Brandy fuori sono entrata a visitarla, intanto aspettavamo il taxi che ci doveva riportare a Logroño.

Arrivate in città abbiamo percorso il cammino verso la cattedrale. La chiesa di Santiago, quella vicino al gioco dell’oca è aperta, entro a visitarla lasciando Brandy nello spazio dopo il portone principale. Parlo con il parroco, mi dice che è un anno che lui è qui e la chiesa la tiene aperta dalle sette del mattino alle otto di sera, chiacchieriamo due minuti, vado ad accendere una candelina e vedo un ragazzo agitato che va a parlare con il prete; che mi chiede dov’è il perro? gli dico fuori…. Capisco, corro fuori e Brandy è sparita, mi metto a fischiare con il fischietto dello zaino, ogni tanto lo uso per chiamarla quando rimane indietro ad annusare qualche cespuglio, la chiamo urlando, alcune persone mi dicono che, impaurita, s’è diretta in quella direzione, fischio e chiamo; ad un certo punto vedo un ragazzo che si china in una via laterale, vado in quella direzione e finalmente arriva correndomi incontro, mi salta addosso felice, io mi metto a piangere. Ringrazio tutte le persone che mi hanno dato indicazioni, entro in chiesa, ho ancora l’euro in mano per l’offerta della candelina, la do in mano al prete e mi dirigo verso il camping. Oggi è stata una giornata troppo complicata!

Oggi abbiamo fatto 17 km.

 

 

 

Martedì 4 giugno *

Partite da Logroño ore 7:30

Arrivate a Torres de Rio ore 14:50

Stamattina eravamo tutt’e due in forma, abbiamo lasciato Logroño già con un rumore di traffico assordante, nonostante sia mattina presto. Salite in collina siamo passate davanti alla casa di donna Felicia che per tantissimi anni ha timbrato la credenziale ai pellegrini, è morta nel 2002 e sua figlia Maria ha continuato la tradizione, ma recentemente avevo visto su Facebook che forse un anno fa era morta anche lei; infatti, sulla casa ci sono due targhe di riconoscenza. Tuttavia non penso che si sia persa la tradizione, perché davanti casa c’è un piccolo banchetto a quest’ora vuoto, spero tanto che la tradizione continui, anche con persone a loro sconosciute.

Le periferie sono sempre bruttine, ma quella di questa città è proprio brutta, abbiamo camminato per oltre sei km su asfalto in mezzo ai capannoni nella zona industriale, quando ho visto il cartello benvenuti in Rioja, che per noi è l’uscita, ho tirato un sospiro di sollievo.

Questo tratto è sempre stato ben poco gradevole anche nel 2009.

Il paesaggio comunque non cambia fino all’arrivo a Viana. Solo vigneti e pochi campi di grano che però rispetto a quelli nelle mesetas, di un verde esplosivo, qui sono giallo-arancione; infatti alcuni campi sono già stati mietuti.

Arrivate a Viana abbiamo fatto spesa, in farmacia ho preso magnesio e potassio, e con un timido approccio ho provato a chiedere se avessero la pomata per i cuscinetti dei perros, la farmacista s’è subito incuriosita, mi ha chiesto cosa c’era come componenti, le ho detto cera d’api e qualcosa di protettivo, prima mi ha dato la pomata per i culetti dei bambini, poi ha detto NO! Non andava bene, è sparita per qualche minutino è ritornata sodisfatta con una pomata in mano, mi ha spiegato che secondo lei doveva andare bene, mi ha chiesto se la volevo comprare, le ho detto che l’avrei provata; mi ha congedato dicendomi che adesso avrebbe preso informazioni per tenere almeno una pomata per perros. Mi fa sempre piacere incontrare persone così premurose, e attente agli affari.

Lasciamo Viana seguendo la statale, a tratti siamo su un sentiero vicino. Il Territorio diventa più brullo, non troviamo neanche un rigagnolo per Brandy e fra salite e discese arriviamo a pochissimi km dalla Virgen del Poio, la strada è in salita per noi. Ma ad un incrocio in mezzo al nulla un pellegrino (accidenti a lui!) pensa bene di fermarsi all’ombra coprendo il cartello della direzione. Dalle guide lette ieri sera mi ricordo che per noi il percorso è in salita e sto cretino non mi dice neanche che sto sbagliando strada. E saliamo, saliamo, questa salita non finisce mai, ad un certo punto però mi rendo conto che non ho più visto i cartelli del Camino allora capisco che abbiamo sbagliato. Di tornare indietro non se ne parla perché poi dobbiamo salire comunque. Guardo Google Map e continuo con quell’ausilio salendo fino al culmine della collina. Finalmente sopra c’è un’area verde e c’è l’acqua! Acqua che avevamo finita avendo lasciato a Brandy gli ultimi sorsi. Dopo aver bevuto e riempite le bottigliette il morale è cambiato. Iniziamo a scendere per la strada asfaltata e poi seguendo sempre Google Map e chiedendo informazioni a due trattoristi; sono stupiti di vederci in quella zona.

Arriviamo alla Virgen del Poio, da lì riprendiamo il cammino e con un sole cocente senza un minimo d’ombra arriviamo a Torres de Rio. Peccato che la chiesa ottagonale dei Templari sia chiusa. So che è un gioiellino.

Oggi abbiamo fatto 24 km… avremmo dovuto farne circa 20.

 

 

Mercoledì 5 giugno *

Stamattina siamo partite dal campeggio alle 9:30 dopo aver sistemato il camper. Sono passata davanti a tre aziende vinicole per comprare un cartone di vino, ma erano tutte chiuse. Arrivate a Los Arcos abbiamo iniziato a camminare verso Estella, erano le 10:30 ha cominciato a fare molto caldo. Mia intenzione era di fare un pezzo in quella direzione per vedere i paesaggi che in questo tratto sono notevoli e poi andare a Irache al monastero e fare un altro tratto fino alla bella fonte dopo Villamayor.  Ma faceva troppo caldo, i pellegrini che arrivavano dalla dal paese di Villamayor erano stravolti, avevano improvvisato dei turbanti con magliette bianche, alcuni si riparavano dal sole cocente con degli ombrelli; la maggior parte di loro si sono fermati a Los Arcos non hanno proseguito il cammino perché c’erano 32°. Infatti, il paesaggio era molto brullo e la maggior parte dei campi di grano erano di colore giallo e alcuni già mietuti, anche i fiori ai bordi dei campi erano secchi e le margherite erano appassite. Io e brandy siamo tornate, dopo circa sei km a Los Arcos. Brandy pativa troppo il caldo e nonostante avessimo acqua lei continuava bere era proprio tanto abbacchiata; quindi, arrivate in paese abbiamo pensato di andare a vedere la cattedrale che apriva mezzogiorno. La cattedrale è molto bella, negli anni passati non ero mai riuscita a vederla aperta, è ricca di affreschi, statue, coro e un appariscente organo, forse anche troppo, ma comunque molto piacevole, c’è anche un chiostro molto simile a quello di Najera. La frescura della chiesa ha attirato molti pellegrini che si sono rifugiati qui per rinfrescarsi un po’. Uscita dalla chiesa siamo andate a fare acquisti in macelleria e siamo ripartite alla volta del Monastero di Irache, il monastero era aperto e sono riuscita a dare un’occhiata e fare due foto al vecchio chiostro, la chiesa era chiusa, allora ci siamo dirette alla fonte del vino. Per assaggiarne un po’ ho preso una bottiglietta e ne ho messo dentro un bicchiere non era un granché, era un rosé. Poi ci siamo sedute all’ombra in un’area verde e abbiamo pranzato. Sono passati parecchi pellegrini erano molto accaldati quelli in bici e alcuni a piedi hanno proseguito, ma veramente saranno stati massimo due o tre, gli altri si sono diretti verso l’ostello di Irache. Dopo aver mangiato il panino ci siamo sentite in dovere di lasciare il posto a chi arrivava cercando un po’  di ombra. Mi sono diretta con il camper alla cantina del monastero a comprare sei bottiglie di vino da portare a casa. Non me la sono sentita di fare l’altro tratto di percorso fino alla fonte perché veramente faceva caldissimo; quando sono salita in camper, che era all’ombra di un grande albero segnava 37°, confermato anche dall’insegna di una farmacia. Al campeggio di Estella ho chiesto di avere una piazzuola all’ombra, ho fatto il bucato e Brandy ha dormito all’ombra del camper tutto il pomeriggio. Verso le nove di sera siamo uscite e finalmente si stava bene. Adesso potremmo anche iniziare a camminare, abbiam pensato, anche se un termometro di una casa segnava ancora 27°.

Oggi abbiamo fatto 12 km

 

Giovedì 6 giugno *

Partite da Estella ore 6:30

Arrivate a Puente la Reina ore 13:15

Stamattina siamo partite molto riposate, nonostante che la sveglia sia suonata alle 5;00; ho guardato fuori visto che l’oblò era aperto ed era ancora buio; quindi, mi sono girata dall’altra parte e ho dormito ancora una mezz’oretta. Siamo poi partite alle 6:30, forse potevamo anticipare di un quarto d’ora, ma non prima, perché non mi piace partire con il buio. Siamo andati avanti per un’ora senza incontrare nessuno, ero anche preoccupata, non si poteva sbagliare, il sentiero per il momento è ben segnalato e costeggia il rio Ega. L’aria è fresca e intorno è tutto verde, anche i campi di grano, non hanno il verde acceso delle mesetas però non è secco come la tappa di ieri. Alla fine del sentiero che costeggia il rio, e prima di entrare a Villatuerta, arrivano in massa cinque pellegrini, ma dove sono finiti gli altri? A questo punto mi sono messa a contarli. Non è possibile che ce ne siamo così pochi, infatti meno ce ne sono in giro e più noi sbagliamo strada. Non avevo ancora finito di fare questo ragionamento che già ci troviamo a fare 500 metri in più. Poi non ero sicura della direzione e tornando indietro nel sentiero in lontananza ne vedo arrivare uno, allora torno subito indietro, non voglio che succeda come l’altro giorno. Allora ho fatto una considerazione: non devo pensare come avrei messo io i cartelli, ma come la pensano gli spagnoli. Comunque, i pellegrini fino a Lorca sono stati solo diciotto, un po’ pochini rispetto alle altre tappe. Intorno a noi il panorama è bellissimo grandi campi di grano alternati da zone di pini e altre coltivazioni. Il vento ci regala la sua brezza e il sole non è cocente grazie alle nuvole che schermano il calore, troviamo due pozze e un fantastico lavatoio per bere e mettere a bagno le zampette. Veramente una bella tappa. Arrivate prima di Cirauqui vicino al puente de la RABIA tutto cambia, il verde e una miriade di fiori di tutti i colori rendono la tappa ancora entusiasmante, ma arrivano una flotta di pellegrini.  Ma da dove arrivano tutte queste persone? compresi parecchi italiani! Il mistero viene svelato poco dopo; vicino alla strada romana di Cirauqui ci sono dei pullman posteggiati, come già visto al santuario di San Juan de Ortega, gli autisti passano il tempo a pulire il parabrezza e l’interno del bus.

Noi ci fermiamo alla fine del paese in una panetteria, dove possiamo sederci fuori ad un tavolino; un attimo prima siamo state scacciate male da un bar perché non vogliono il perro; sono andata via ma li ho anche mandati a quel paese! eravamo sedute in un tavolino all’aperto; insomma, “quando ce vo’ ce vo’ !!!” dicono a Roma. I signori della panetteria sono stati gentilissimi con Brandy, le hanno portato l’acqua fresca che lei come consuetudine ha snobbato, e mi hanno raccontato che avevano dei nonni italiani emigrati in Argentina. Dai qui siamo ripartite alla volta di Mañeru anche qui ci siamo fermate a bere un po’ di acqua, un po’ perché non volevamo sbagliare la strada che poi comunque abbiamo sbagliato, per fortuna di pochi metri, una signora che stava facendo l’orto ci ha chiamato e ci ha indicato la via.

Nell’ultimo tratto non abbiamo trovato fossi o pozzanghere per Brandy, ma io ho sempre caricato la bottiglia da un litro e mezzo alle fontane. Ultimo tratto di circa 5 km lo abbiamo patito tutte e due, ci siam fermate sovente sotto un albero per un po’ d’ombra, ma siamo arrivate.

La tappa di oggi nonostante il caldo non è neanche da paragonare a quella di ieri. Ho sempre pensato che la tappa di ieri, che io e Alessandro avevamo fatto nel 2009, l’abbiamo trovata così difficile perché quel giorno avevamo fatto 43 km. Oggi sono convinta che è una tappa molto dura in questo periodo perché ha un territorio molto,  troppo arido, con polvere e calore.

Oggi ho fatto parecchie foto, dovevamo fare 22 km, ne abbiamo fatti oltre 24. Più di uno sarà sicuramente perché ci siamo perse tre volte. Quando servono i pellegrini non ci sono mai!

 

 

 

Venerdì 7 giugno *

Partite da Puente la Reina alle ore 7:45

Arrivate a Cizur Menor ore 14:00

Stamattina siamo partite con il camper alle ore 7 precise dal campeggio e siamo arrivate a Puente la Reina, trovato un posteggio vicino dei palazzi, siamo partite. Come ieri non abbiamo trovato nessun pellegrino a inizio mattinata quindi entrando a Obanos eravamo in difficoltà per capire dov’era la segnaletica del cammino. Lasciato Obanos si cammina su strade di campagna sempre vicino alla statale, per fortuna poco trafficata a quest’ora, fin quando non si sale a Urtega. In questo tratto abbiamo avuto la fortuna di affiancare una signora del luogo che faceva la passeggiata mattutina e quando vedeva che eravamo in dubbio su che sentiero prendere ci indicava la giusta direzione. La cosa curiosa era che la signora camminava leggendo un libro, probabilmente questo percorso lo fa tutti i giorni, non è un tratto breve è un percorso di almeno di 5 km e con dei saliscendi abbastanza importanti. Arrivate a Urtega ci ha salutato ed è tornata indietro. I panorami sono molto belli tutt’intorno un territorio molto verde, alcuni terreni erano stati appena arati, altri avevano cataste di balle di fieno e davanti a noi lontane le pale eoliche che giravano al vento. Poi ci sono i tantissimi fiori ai bordi dei sentieri, iniziano ad essere un po’ appassiti, e quindi sono meno appariscenti, ma sono sempre una bellezza per gli occhi e per lo spirito, mettono allegria. Per fortuna le nuvole giocano a nascondino con il sole e io e Brandy tifiamo per loro, almeno fino a quando non arriviamo all’Alto del Perdon; che fino a lì per noi è tutta salita. Brandy è felice ha trovato tre rigagnoli per bere e zampettare nell’acqua. Quando la salita diventa più importante e si sale per gli ultimi 300 metri il largo sentiero è completamente pieno di ciottoli rotolanti e anche in salita si scivola indietro.  Anche Brandy tribola nonostante le quattro zampe, e poi dobbiamo schivare tutta questa miriade di pellegrini che sono sbucati da non si sa dove. Sono super attrezzati di bastoni per selfie, mini-cineprese sulle spalline dello zaino davanti. Sono ricomparsi i soliti coreani mascherati, impossibile vederli in faccia. Arrivate in cima e vedere i bellissimi panorami da tutti e due lati è sempre un’emozione. Da un lato si vede una parte della strada che abbiamo percorso e dall’altra in lontananza i Pirenei, dove arriveremo fra pochissimi giorni. Poi c’è il monumento e le grandi pale eoliche che lì sopra mi danno sempre una forte emozione.  Riprendiamo il cammino scendendo verso Pamplona e qui, visto il sentiero stretto e la flotta di pellegrini che salgono, perdiamo un po’ di tempo; appena vedono Brandy non capiscono più nulla, o la vogliono accarezzare, o fotografare o hanno paura e si fermano terrorizzati. Intanto il sole scalda e noi siamo sempre ferme per far passare tutte queste persone. A un certo punto mi sono rotta e sono scesa normalmente e hanno iniziato a spostarsi loro. Arrivate a Zariquiegui abbiamo capito da dove arrivava la flotta dei pellegrini, ci sono due pullman fermi. Noi ci siamo fermate a riposare un attimo vicino alla chiesa dove c’è la fontana, così abbiamo riempito la bottiglia d’acqua che era vuota. Una signora che stava chiudendo la chiesa ha voluto timbrarci la credenziale, ha detto che ha visto pochi pellegrini fare il cammino al rovescio, e ci voleva il timbro anche della chiesa di S. Andres. Ripartite, il caldo iniziava a farsi sentire, un po’ il caldo un po’ le indicazioni che mettono per chi fa il cammino in bici, abbiamo perso il percorso, e tornate indietro ne abbiamo preso uno non corretto, anche se c’erano cippi vecchi e frecce sbiadite. Nell’ultimo tratto prima di arrivare a Cizur Menor ho chiesto indicazioni a un ragazzo che, incavolato, mi ha risposto che hanno cambiato il percorso, ma non hanno tolto le indicazioni vecchie, c’è una grande confusione in quel tratto. Infatti, circa un km prima ho trovato anche una coppia di ciclisti tedeschi che si erano persi e mi sembravano molto alterati, chissà da quanto tempo giravano rotondo.

Non abbiamo fatto il tratto fino a Pamplona perché sarebbero stati 5 km di strada asfaltata e marciapiedi, però ripreso il camper siamo andate a Pamplona e abbiamo fatto l’ultimo tratto di cammino dal Puente della Maddalena alla Cattedrale dove abbiamo fatto timbrare la credenziale e fatto alcune foto in centro. Faceva molto caldo, i termometri delle farmacie e il camper segnavano 37 gradi.

Oggi abbiamo fatto 24 km

 

 

Sabato 8 giugno *

Partenza da Roncesvalles ore 10:30

Arrivo a Zubiri ore 16:40

Stamattina mi sono svegliata alle 8:30, stanotte Brandy non è stata bene quindi alle cinque eravamo in giro per il campeggio. Mi sono riaddormentata e mi sono svegliata tardi, non mi sentivo in forma nè lucida di testa e faceva troppo caldo per fare la tappa con partenza da Pamplona. Quindi abbiamo fatto 5 km con il camper e siamo andati al parcheggio di Roncesvalles da qui siamo partite alla volta di Zubiri. Il primo tratto è nel bosco e costeggia la strada, è piacevole la frescura perché il sole è già caldo. Arrivate a Burguete, mi sono fermata a prendere un caffè per vedere se riuscivo ad ingranare, ho chiesto anche indicazioni sugli orari del piccolo supermercato di fronte perché il frigo nel camper piange.

Il paese di Burguete ha la particolarità di avere una piccola roggia incanalata che attraversa il paese in tutta la sua lunghezza e per entrare nelle case ci sono delle piccole passerelle tutte uguali. A Brandy non sembrava vero poterci zampettare dentro, ha capito subito il meccanismo appena trovava una passerella saliva sulla strada e appena finiva rientrava nell’acqua. Le abitazioni sono molto cambiate rispetto ai paesi che abbiamo attraversato nel Camino, la Galizia aveva case in pietra, in Castilla y Léon alcune case nei paesi sono fatte ancora di una amalgama di piccole pietre e fango; ci sono abitazioni caratteristiche con piccole finestre, che mi ricordano i paesi medioevali francesi. Superato il paese entriamo in una valle di bellissimi prati verdi, a volte il fieno è già stato tagliato e arrotolato in balle. Le mucche le pecore e i cavalli pascolano felici, guardandoci passare. Alcune vacche stavano facendo la muta del pelo, un pelo folto color nocciola che in alcuni tratti non c’era più e sotto erano chiare. É una valle con molta acqua, troviamo parecchie rogge e Brandy non perde occasione per zampettarci dentro. Saliamo dentro ad un bosco fitto all’Alto de Mezkiritz, qui inizio a preoccuparmi perché Brandy ha iniziato ad alzare troppo le orecchie e ad annusare l’aria, non vorrei che finisse come quella volta che è scappata in Bessa. Quindi la lego, e lei si blocca. Ha capito il meccanismo, quando vede l’asfalto e io prendo il guinzaglio arriva subito a farsi legare, ma quando non siamo sull’asfalto e la lego lei si blocca. Ma oggi ho avuto la fortuna dalla mia parte, in lontananza sulla strada c’era un frastuono di moto e auto da rally, che poi raggiungendo un curvone le abbiamo pure viste passare, quindi si è spaventata e non ha più posto resistenza. Abbiamo superato altri piccoli paesi, senza mai fermarci. Quando la fame si è fatta sentire ci siamo fermate all’inizio di una strana passerella di cemento per superare un piccolo torrente così fra un boccone e l’altro Brandy zampettava nell’acqua fresca. Quando il sole è stato alto e cocente abbiamo dovuto fare l’ultima salita al Puerto de Erro. Per fortuna poi abbiamo camminato per circa 8 km su dei sentieri all’ombra di boschi, ognuno diverso dall’altro. C’era la zona più umida con il verde muschio attaccato a piante, muretti e in ogni dove, poi cera il pezzo con il bosso e altissime querce, poi il bosco di pini, infine abbiamo attraversato nell’ultima discesa prima di arrivare a Zubiri un sentiero con tutte pietre strane, sembrava di camminare su una faglia.

Prima di entrare in paese il sole è scomparso si è alzato il vento e la temperatura è calata di almeno 10 gradi, veramente una bella tappa, dove abbiamo incontrato 8 pellegrini e negli ultimi 150 metri prima di arrivare a Zubiri ne sono comparsi altri 5; però tutti gli altri erano già arrivati e avevano fatto bucato, mai visti tanti stendibiancheria per le vie del paese.

Oggi a abbiamo fatto 23 km.

 

 

 

Domenica 9 giugno  * non se la prendessero cosa?

Oggi è stata una giornata campata all’aria. Tutta la notte ha piovuto e questa mattina ha continuato a piovere inoltre c’era pure la nebbia che non permetteva neanche di vedere le tende vicine del campeggio. Quindi con tutta calma abbiamo fatto colazione, poi un giretto qui intorno per i bisogni di Brandy e siamo ritornati al camper. Abbiamo deciso di fare un pezzo della tappa che avevamo saltato per il troppo caldo, da Pamplona a Zubiri. Ci siamo preparate con mantelle e tutto quanto serve in caso di pioggia; abbiamo svuotato il camper e ci siamo dirette verso Zubiri. Posteggiato il camper in zona palazzetto dello sport, siamo entrate nel Cammino e abbiamo fatto il tratto fino all’abbazia de Eskirotz. Questa abbazia mi è rimasta molto impressa l’ultima volta che ho fatto questa tappa, è patrimonio dell’umanità e con le offerte lasciate per il timbro della credenziale cercavano di metterla a posto, allora aveva tantissime crepe sui muri. Mi ha colpito in modo particolare il piccolo portico con il mosaico di pietre molto piccole incastrate in modo da fare nascere un disegno geometrico.

Il primo tratto del percorso per arrivare all’ Abbazia costeggia una fabbrica di magnesite, anche oggi che è domenica stanno lavorando, lo si intuiva dal rumore e dalla ciminiera che buttava un fumo arancione non bello da vedere, circondato anche da una nuvola di polvere che saliva al cielo. Tutt’ intorno all’azienda ci sono dei cumuli enormi di residui della lavorazione, alcuni sono alti quasi come colline, e stanno cercando di piantarci degli alberi per naturalizzarle, altre sono dei cumuli di materiale grigio verde che non sono certo belli da vedere; mi ricordano gli scarti delle lavorazioni delle miniere di rame del Perù. Anche un tratto che abbiamo fatto noi lungo il Cammino sicuramente è un cumulo degli scarti, lo si capisce dalle sterpaglie strane che abbiamo attraversato. Superata la fabbrica siamo entrate in un bel bosco pieno di ruscelli e ricco di uccelli, un cartello illustra e classifica le varie specie, ci sono tanti rapaci; infatti, è ormai da tre o quattro giorni che continuò a vedere rapaci di varie specie. Brandy è veramente felice, euforica e in perfetta forma, forse troppo. In ogni ruscello che vede ci mette dentro le zampe, vuole giocare con i bastoni, ti sfida a prenderla, io purtroppo oggi non sono in forma come lei ho un mal di schiena da far paura, sarà che ho patito la discesa di ieri per arrivare a Zubiri. Sto facendo fatica a camminare quindi lei mi sprona portando tutti i bastoni di questo mondo, facendo in modo che giochi con lei, ma io sono veramente un po’ abbacchiata. Arrivate all’abbazia ho avuto un ulteriore delusione perché tutti i lavori di restauro promessi non ci sono, sono sospesi ormai da anni, però le spiegazioni sono ancora attaccate alla porta di entrata. Anche il mosaico del portico è pieno di foglie e di sterpaglie, per fare una foto o dovuto muovere con i piedi tutto il marciume che lo copriva. Sono rimasta molto delusa perché questa Abbazia è un piccolo gioiellino nel deserto; si spendono un mucchio di soldi per mettere a posto le grandi cattedrali e le cose piccole vengono trascurate; per me è un grande sbaglio perché sono comunque patrimoni che hanno un grande valore anche architettonico e culturale. Tornando indietro abbiamo incontrato una coppia di italiani con il cane, mi hanno spiegato le problematiche che hanno avuto fino ad ora, hanno fatto solo tre tappe… Hanno la tenda per dormire sui prati, o dove capita, hanno dovuto chiedere l’autorizzazione alla Guardia Civil. Ritornate a Zubiri, siamo passate di nuovo sopra il ponte della RABIA quel famoso ponte dove facevano passare i buoi avanti indietro per far sì che non se la prendessero. Ad un certo punto ero appoggiata al parapetto e guardavo giù verso l’acqua, Brandy come il solito mi imita e si appoggia anche lei per guardare, ma questa volta non ci vedeva niente perché il bordo del ponte è molto alto. Nonostante fosse con il guinzaglio corto, nel tempo di un secondo è riuscita a salire sopra; in un batter d’occhio era sul parapetto, mi è preso un colpo;  l’ho sbattuta giù, aveva già una zampa che stava andando oltre il bordo!  L’ho sgridata e l’ho menata a tal punto che da lì fino al camper ha sempre tenuto la testa bassa e la coda fra le zampe. Mi sono talmente spaventata e arrabbiata che non l’ho guardata più per un’ora. Lei invece di dormire come fa normalmente ha appoggiato la testa sopra il contenitore porta oggetti del camper e ogni tanto mi guardava come dire “ma cosa ho combinato? ma perché ti sei arrabbiata così?” Io mi sono proprio arrabbiata nera, mi ha fatto prendere uno spavento grande, tutte le volte che lei è euforica come oggi combina qualche guaio, quindi è proprio da tenere d’occhio. Tornando indietro abbiamo avuto la fortuna di vedere delle volpi molto giovani che attraversavano la strada, mi guardavano impaurite, non sapevano come attraversare. Io mi sono fermata per lasciarle passare e loro poi si sono fermate per spiarmi dall’altra parte del guardrail. Prima di tornare in campeggio siamo andate a Roncesvalles che si trova a circa di 5 km per far timbrare le credenziali all’ostello dei pellegrini, ieri alla partenza della tappa non c’era nessuno. Poi, lasciando sempre Brandy fuori ad aspettarmi,  sono andata nella collegiata ad accendere una candelina per Rossano e anche per noi perché non sappiamo cosa ci aspetta nel tratto del Cammino francese. All’interno della collegiata il parroco stava dicendo il rosario, era presente una sola persona; per fortuna sono arrivata alla fine e sono riuscita accendere la candelina e furtivamente ho scattato due foto. Mi sarebbe piaciuto partecipare alla messa dei pellegrini però è stasera alle otto e io a quell’ora non dico di essere a letto però vorrei aver già cenato e aver preparato tutto per domani mattina. Domani dobbiamo, nonostante le previsioni del tempo non siano di quelle migliori, attraversare i Pirenei fino a SJPDP, Saint Jean Pied de Port

Oggi abbiamo fatto quasi 10 km

 

 

Lunedì 10 giugno *

Partite da Roncesvalles ore 10:50

Arrivate a Saint-Jean-Pied-de-Port ore 18:20

Stamattina siamo partite da SJPDP, il tempo è brutto, subito dopo Roncesvalles c’è una nebbia che a fatica vedo la linea bianca di mezzeria della strada, inoltre il forte vento a tratti mi sembra sposti il camper che dobbiamo lasciare nel campeggio comunale. Arrivate a SJPDP però non trovo l’entrata del camping quindi l’ho posteggiato nell’area sosta camper. Il tassista a fatto fatica trovarmi lui mi aspettava davanti al campeggio. Quando siamo riusciti a trovarci dopo varie indicazioni al telefono mi dice che l’entrata era a 50 metri da dove ho lasciato il camper. Comunque, arrivate a Roncesvalles mi sono sentita in dovere almeno di pagargli il caffè. Inoltre, mi sembrava più preoccupato lui per la tappa di oggi, voleva a tutti i costi lasciarmi al colle di Libaneta, ma io gli ho detto di no che volevo fare la variante nel bosco. Lasciata la Collegiata alle spalle abbiamo preso il sentiero in salita nel bosco. Nel primo tratto non abbiamo trovato nessuno ma verso la fine già molti pellegrini scendevano dal sentiero. La giornata è molto buia, il bosco con la nebbia sembra a volte una scena di un film inquietante, la nebbia nasconde tutti i colori, i grandi faggi però sembrano proteggerci. Fa freddo anche se in salita lo sforzo è maggiore e ci scalda un po’. Brandy oggi sta proprio bene, mi porta i bastoni, vuole giocare, ma non è facile per me, la salita è molto erta e poi inizia anche a piovere, decido di mettere via la macchina fotografica e di mettermi il piumino e a Brandy la mantella per la pioggia; meno male che stamattina ho preso il cappello di lana da mettere in testa, mi spiace di non avere preso i guanti perché le mani sono gelate.

Arriviamo al Colle de Lepoeder (1430 m) dopo un’ora e mezza; fa freddissimo c’è un forte vento che ti sposta e pioviggina, il bel panorama ce lo scordiamo, non si vede a più di un metro; infatti, sentiamo le voci dei pellegrini che salgono, ma non li vediamo fino a quando non sono davanti al naso. Diventa anche divertente, sono continui spostamenti a zig zag per evitare di sbatterci contro. Scendiamo velocemente sperando di scaldarci, ma soprattutto che la nebbia sparisca. Arrivate prima del rifugio di emergenza si sente un grande scampanellio, ho pensato che fossero delle mucche, quindi lego Brandy, dopo un po’ dalla nebbia vedo sbucare dei cavalli, alcuni sono vicini al sentiero e scatto qualche foto. Uno continua a fissare Brandy e si avvicina, poi si avvicinano tutti quelli che brucavano l’erba vicini al sentiero poi vedo quelli in lontananza che si dirigono verso noi; cerco di farli andare indietro muovendo i bastoncini e dicendo indietro, sciò. Ma nulla da fare siamo circondate da 50/60 cavalli continuo a mandarli indietro, si fermano mi guardano con quegli occhioni grandi come a dirmi, “ma tu cosa vuoi?”. Insomma, mi prende la strizza e ci dirigiamo nel piccolo rifugio di emergenza; un bugigattolo che è pieno di pellegrini che stanno mangiando qualcosa riparandosi dal freddo e dalla pioggia. Chiedo scusa spiego che il cane è seguito dai cavalli, e non posso lasciarlo fuori. Il pellegrino vicino a me guarda fuori dal rifugio e fa una faccia spaventata, io mi giro e la scena è davvero comica...  i cavalli messi di lato spiano all’Interno del rifugio. Mi scappa da ridere sto prendendo il telefono per scattare una foto e sento un clacson di un’auto che chiede strada, finalmente i cavalli si spostano e se ne vanno. Sono i Bomberos su una jeep, i vigili del fuoco, con un grande sorriso, forse troppo grande, chiedono cosa succede? Gli rispondo che i cavalli seguono il perro; a questo punto scoppiano a ridere, sinceramente mi viene da ridere anche a me, Brandy un po’ di meno, lei si è spaventata quando ci hanno circondate. Cerco di essere seria e gli dico che non capisco il perché. Mi chiedono perché sto andando nella direzione opposta gli rispondo che arrivo da Santiago che sto facendo il cammino al rovescio, come dicono gli spagnoli; quello alla guida si complimenta, l’altro sul sedile del passeggero è ancora lì che ride e borbotta: “…el perro… e los caballos...”. Scampato il pericolo la strada è ancora lunga e per noi adesso è tutta in discesa, il che non fa certo bene alle mie ossa. Superato il totem dell’ingresso in Navarra, mi viene una sorta di tristezza, malinconia, l’idea di essere in Francia non me gusta… inoltre con tutta questa nebbia non si vede neanche il panorama intorno che potrebbe tirar su il morale. Sono quasi invidiosa dei pellegrini che incontro, per loro è la prima tappa, per noi l’ultima. Poi finalmente superata la croce di Thibault la nebbia sale più in alto di noi, i magnifici Pirenei con pascoli a perdita d’occhio, lontano tantissimi greggi di pecore che punteggiano di bianco i monti, i prati di un verde brillante. La discesa sembra non finire mai, superiamo cavalli e mucche al pascolo e greggi di pecore, quelle con il muso nero le corna arrotolate e il pelo rasta. Superiamo la Virgen de Biakorri e arrivate al Rifugio Orisson ci fermiamo un attimo a riposare. Intanto i pellegrini continuano a salire e si fermano al rifugio. La malinconia sta tornando, sarà la stanchezza; Brandy è sempre in forma adesso vuole giocare a tirare il guinzaglio, oggi non ha patito la giornata di cammino nonostante i chilometri fatti. Poverina oggi è stata quasi sempre legata al guinzaglio, in montagna perché ci sono i pascoli ora perché camminiamo sull’asfalto e passano le auto. Arriviamo a SJPDP che sono le 18:20, saliamo per la via principale all’ufficio dei pellegrini. Rimangono stupiti quando vedono che il loro timbro è l’ultimo. Chiedo alcune informazioni sulla via Tolosana e torniamo al camper. A parte la malinconia di aver lasciato la Spagna che per me è come fossi a casa, devo dire che questo cammino mi ha lasciato momenti molto emozionanti per via dei panorami mozzafiato, della natura ancora vera, dei tanti grandi spazi aperti, dei cieli infiniti. É molto cambiato rispetto alle esperienze precedenti e mi sembra che abbia perso la sua genuinità e autenticità. Ogni pellegrino fa il cammino a modo suo, ma tutto quello che si è costruito intorno ha fatto sì che perdesse di fascino. Io, comunque, mi porto a casa una esperienza grande, vissuta in solitaria con grande emozione, divisa alla pari con la mia piccola Brandy.

Oggi abbiamo fatto 25,5 km

 

 

 

Martedì 11 giugno Saint-Jean-Pied-de-Port *

Oggi giornata di riposo, ieri la discesa di 1260 metri mi ha proprio distrutta e poi dovevo acquisire più informazioni sulla via Tolosana, quindi sono andata all’ufficio informazioni di SJPDP dove una ragazza molto carina mi ha spiegato su che sito avrei trovato i mezzi pubblici per gli spostamenti. Mi ha suggerito di guardare anche su un sito dei treni francesi dicendomi che ce ne sono molti anche nei piccoli paesi. Ho comprato anche una guida in francese per capire meglio le tappe. Ma quando ho controllato i siti dei bus con le tappe sono andata in paranoia, nei primi tratti non ci sono bus, solo taxi, ho telefonato per sapere i costi, mi è preso un coccolone: € 50 per un tratto di 20km. Ne ho parlato con Gianni, lui mi consiglia di andare a Oloron-Sainte-Marie per capire all’ufficio turistico se hanno delle informazioni più approfondite, qualche soluzione brillante per me che procedo, alla rovescia e con camper e cane. Ci avevo pensato anch’io oggi, però poi visto che ho pagato la piazzola fino a domattina, mi sono fermata qui e ho dato una pulita al camper. Ho dato un’occhiata ad alcune tappe della via Domizia che parte da Arles e sale al Monginevro. Ci sono i mezzi pubblici. Domani sento le indicazioni che possono darmi a Oloron-Sainte-Marie, altrimenti salto la Via Tolosana.

Tirando le somme delle info che ho acquisito sulla via Tolosana direi che è problematica. Il diario di viaggio che mi sono stampata di due pellegrini italiani che l’hanno percorsa nel 2012 è negativo, i due francesi e lo spagnolo che ho incontrato nel cammino di Santiago che l’hanno percorsa ultimamente me ne hanno parlato male, dicendomi che è poco segnalata. E io che la devo fare al contrario, con la certezza che mi perderò più volte…. Inoltre, devo spendere una follia per trasportare Brandy in taxi perché non ci sono mezzi pubblici. Mi viene anche il mal di stomaco perché non trovo soluzioni! Sai che ti dico Barbara, saltala e parti dalla Domizia. Domani è un altro giorno si vedrà! Brandy ha dormito tutto il giorno. Beata lei.

 

 

 

Mercoledì 12 giugno *

Un’altra giornata buttata al vento.

Stamattina siamo partite da SJPDP in direzione Oloron-Sainte-Marie. I panorami sui Pirenei sono davvero belli, anche se è una giornata nuvolosa. Il verde è brillante, alcuni campi alcuni sono stati appena arati, altri hanno delle piccole piantine di granoturco e nei prati le mucche pascolano con la tranquillità tipica dei bovini; inoltre ci sono tantissimi rapaci, falchetti di un marrone chiaro con delle sfumature particolari, è uno spettacolo vedere come volteggiano da padroni dell’aria. Per strada abbiamo visto parecchi pellegrini sulla statale, secondo me erano partiti da Lourdes e seguivano il Cammino di Piomonte. Poi parecchi km più avanti su un altro percorso ho visto altri quattro pellegrini sulla statale, due americani mi hanno fermato chiedendomi se quella strada portava a Lucienne . Gli ho detto che non sapevo e sono ripartita. A Oloron-Sainte-Marie ho posteggiato nell’area sosta gratuita dove c’erano già 4 camper. Poi siamo andate alla ricerca dell’ufficio turistico dove un ragazzo davvero cordiale mi ha consigliato il treno come mezzo di spostamento. Mi ha detto che 20 km con il taxi possono costare anche 80 € e mi ha consigliato di scendere dopo Tolosa per trovare mezzi per trasportare Brandy sulla via. Quindi partiamo alla volta di Tolosa, non ho preso l’autostrada e quindi ci ho messo 4 ore, mi sono fermata solo una volta pochi minuti per sgranchirmi le gambe, certo che è proprio una tortura stare immobili a guidare tutto il giorno, mentre prima camminavo tante ore. Guidando mi è anche venuta una idea, ma è troppo tardi per metterla in pratica, dovevo rimanere in Spagna a Pamplona collegarmi con il cammino che va a Monserrat e poi salire verso la Francia; Cavolo dovevo pensarci prima! Superata Tolosa ci siamo fermate in un camping vicino all’aeroporto ed a un tratto della Via Tolosana. Domattina deciderò cosa fare. Adesso si dorme.

Brandy ha dormito nel pomeriggio e stasera aveva voglia di giocare, quando ha visto che mi sono messa a scrivere si è rimessa a dormire.

 

 

 

Giovedì 13 giugno *

Stamattina non ho perso tempo, che senso avrebbe fare un tratto della via Tolosana? Partiamo per Arles, senza autostrada, ci aspettano cinque ore di guida.

Comunque, è bello guardarsi intorno quando si viaggia, abbiamo attraversato parecchi paesini e visto che il limite di velocità nei centri abitanti è di 30 all’ora c’è modo di osservare qualche particolare, ogni paese è diverso. Poi abbiamo attraversato centinaia di km di vitigni, non so che vino si produce nelle zone dopo Tolosa ma ci sono parecchie cantine, o meglio aziende, che producono e vendono. Anche oggi abbiamo visto diversi rapaci volteggiare nell’aria. Brandy era un po’ disturbata per via del sole che le batteva contro, ma visto che c’era parecchio vento ho aperto il suo finestrino e si è calmata. Ci siamo fermate tre volte, verso le 11, alle 12:45 per il pranzo e l’ultima volta è stata una casualità. Mi sono accorta che per andare in direzione Arles a 1,5 km c’era il paese di Aigues-Mortes. Io adoro la Camargue, mi ero appena persa nei bellissimi paesaggi della laguna della Grande Motta e poi ecco i cavalli e le saline e le bancarelle di frutta ai bordi delle strade. Ogni volta che passo in queste zone mi ricordo l’ultimo viaggio in camper fatto con mio padre, era così felice di visitare la Camargue, gli era proprio piaciuta tanto. Come passa il tempo, come cambiano le situazioni. Comunque mi dirigo a Aigues-Mortes, il paese non è come ricordavo l’ultima volta che sono passata, oggi è pieno di turisti, tutti i negozi sono aperti, ci sono persone che fanno il giro delle mura, altre sedute al bar e altre che fanno acquisti come ho fatto io. Ho comprato altri cinque personaggi da mettere nel presepe. Solo al sud della Francia trovi queste statuette in terracotta. Ripartiamo in direzione Fontvieille, domani proviamo a fare la prima tappa della Via Domitia. Stasera dopo la cena in camping sono scesa in paese per cercare dei segni, una traccia per trovare il Cammino. Ci sono degli adesivi, ma non capisco di che Cammino sono, non penso siano della via Domitia, qui intorno ci sono molti percorsi locali.

Domani userò il Komoot, una App per escursionisti a piedi o in bici. Spero che mi aiuti a non perdermi.

 

 

 

Venerdì 14 giugno * ???

Partenza ore 7:15 da Fontvieille

Arrivo ore 11:15 ad Arles

Questa è la prima tappa della Via Domitia, ho visto cose interessanti, ma la tappa in sé non è bella.

Siamo partite dal paese siamo arrivate in centro ??? , non c’erano molte indicazioni abbiamo seguito il segno bianco e rosso che dovrebbe essere il 653 D della Via, sinceramente né il Komoot né le poche segnalazioni sono state molto d’aiuto… Ho cercato di capire la direzione e a volte le indicazioni a volte il Komoot mi hanno indirizzato. La prima parte è nella zona dell’Alpilles en Provence dove i bruschi rilievi di calcare si staccano da zone più piane e fertili. La vegetazione è molto bassa brugo e altre piante spinose, a tratti qualche pino marittimo si staglia nel cielo, camminiamo in mezzo a sassi bianchi e polvere. Brandy stamattina è agitatissima continua a rincorrere minilepri che nel parco sono molte. Alla fine, mi stufo di fischiare per richiamarla e la lego, scelta non sbagliata perché poco dopo mi trovo in un maneggio. I bellissimi cavalli bianchi della Camargue appena vedono Brandy si bloccano, poi si incamminano per seguirla. Per fortuna stavolta ci sono i recinti; ma perché tutti i cavali la seguono? Era successo anche nel tratto da Roncesvalles a SJPDP.  Poco più avanti la magia del cammino perde il suo fascino, ci troviamo a camminare per una statale con le macchine che ci sfrecciano vicine. Fino ad arrivare ad una Abbazia, che però è abbandonata. Il Komoot continua a dirmi che devo andare a destra, ma c’è un cancello, proseguo dritto per la strada poi vedo una traccia con un cartello che dice GR 653 e un adesivo con la conchiglia di Santiago. Seguo il sentiero abbandonato a lato strada in mezzo al bosco, fra ragnatele e sterpaglie arrivo alla fine, secondo me sono mesi che non passa nessuno, comunque va bene, sempre meglio che camminare su asfalto.

Intanto il Komoot continua a ripetermi che sono fuori traccia di 300 metri. Quando arrivo alla fine del sentiero mi segna che sono in traccia; infatti, anche qui c’è un cancello che blocca il passaggio. Continuiamo per la statale, cerco dove posso di camminare oltre il guard-rail. Superiamo una grande rotonda e qui trovo un pellegrino stilizzato con la freccia gialla, non seguo più il navigatore e seguo le frecce che mi portano a costeggiare un canale su strada sterrata fino a farmi entrare ad Arles in maniera più soft. Andiamo in cattedrale per far timbrare la credenziale. Arles è una cittadina bella e meriterebbe una visita approfondita, ma visti gli orari del bus facciamo una grande corsa per prendere quello delle 12:40, quello dopo è alle 17:00. Brandy si ribella un po’ alla museruola ma poi capisce che abbiamo smesso di camminare e sopporta tutto. Arrivate a Fontvieille passo davanti ad un bar e vedo portare una pizza ad una signora e non resisto. La pizza era bella però mi è rimasta sullo stomaco per mezza giornata.

Spero che domani la tappa sia migliore di quella di oggi

Oggi abbiamo fatto 18 km

 

 

Sabato 15 giugno *

Oggi la giornata è partita malissimo! Sveglia 6:30, colazione, preparazione delle ultime cose nello zaino, alle 7:30 in punto eravamo pronte per sistemare il camper e poi, dopo averlo posteggiato fuori dal campeggio, via di corsa a prendere l’autobus per San Remy de Provence. Peccato che l’autobus che non sia mai passato! Allora alle 8:40 mi rassegno e cerco con il Komoot la direzione per San Remy, ho scoperto in quel momento che non fa la tappa memorizzata al contrario. Allora torniamo di nuovo al camper direzione San Remy. Trovo sulla mappa che uno dei campeggi è sulla via Chemin d’Arles (che poi è la via tolosana), ho pensato che fosse vicino alla via Domizia e cavolo ci ho azzeccato! Partiamo dal campeggio alle 10:15 dopo aver fatto una seconda colazione abbondante, il navigatore ci dice che la traccia del cammino è ad un km avanti a noi. Sulla strada un cartello parla della via Domitia racconta che è il cammino più vecchio di Francia, e della sua storia. Raggiungo la traccia e mi accorgo che il cammino è segnato di fresco, sia in andata che per il ritorno, è impossibile perdersi. Così inizia la nostra avventura, il primo tratto è su una piccola strada asfaltata che porta a delle abitazioni protette da grandi cancellate che non ti permettono di sbirciare dentro, ma a volte trovi uno spiraglio tra le alte siepi appena potate, le abitazioni all’interno dei grandi parchi, non sono quelle che non si possono permettere i comuni mortali. Quando l’asfalto finisce e inizia lo sterrato le abitazioni continuano per ancora qualche centinaio di metri, poi il bosco prende il sopravvento su tutto. Stiamo camminando all’interno del parco Chaîne des Alpilles intorno a noi solo grandi massi di calcare, pini, ginepro, bosso e piante di rosmarino ovunque, di varie specie che se lo strofini e poi l’annusi è come una droga, continueresti a farlo, lo facevo annusare anche a Brandy e lei non si è mai sottratta. Ho notato però che il bosco non era abitato da animali perché Brandy non l’ho mai vista annusare l’aria come fa di solito quando poi scatta a rincorrere minilepri o altri animali nel boschi, e quindi l’ho lasciata libera. Abbiamo camminato completamente sole, e arrivate in cima al sentiero abbiamo visto appena due ciclisti che hanno preso la strada del ritorno prima di noi. Noi siamo scese ancora un po’, poi quando siamo risalite ci siamo dirette verso una punta fuori dal sentiero per cercare uno squarcio fra gli alberi per scattare una foto al panorama, che con sorpresa non sarebbe cambiato per km. Se avessimo percorso tutta la tappa sul quel sentiero avremmo camminato fino alla periferia di Fontvieille nel bosco. Nel bosco ci sono tantissime postazioni numerate per avvistamento, di non si sa che di che cosa; non ho capito a cosa servono perché da terra per salirci hanno solo 3/4 gradini di legno, e quindi sono basse. La zona è molto umida anche se non c’è acqua in superficie perché nel pezzo asfaltato abbiamo visto parecchi rospi schiacciati, l’ambiente ricorda un po’ il Verdon; il sentiero dell’ Imbut. Ritornate per il solito percorso siamo andate a visitare Saint Remy de Provence. La cittadina è piena di turisti, scopro la passeggiata nell’universo di Van Gogh, e che lui è morto nel manicomio qui vicino dove aveva chiesto personalmente di farsi ricoverare. In questo percorso ci sono cartelli raffiguranti i suoi dipinti in questa zona. C’è il sito archeologico di Glanum è molto importante perché è stato riscoperto dopo 17 secoli. È una cittadina che bisogna ritornarci per visitarla meglio. Ormai è tardo pomeriggio, è ora di tornare. Dopo aver superato un cimitero enorme diviso a metà da una strada, seguiamo un canale che ci porta al camping.

Oggi abbiamo fatto circa 26 km.

 

 

Domenica 16 giugno *

La sveglia ha suonato alle 7:00 ma io l’ho spenta e mi sono riaddormentata per poi svegliarmi alle 7:50. Mi alzo in fretta e furia, ma mi accorgo che Brandy ha qualcosa che non va…..Faccio fatica a farla scendere dal letto, di solito quando vede che prendo i biscotti è un razzo. Già ieri sera a letto era strana continuava a venire nel mio posto addirittura s’era coricata sopra di me, l’ho spostata e si è addormentata solo quando ha messo la testa nel mio cuscino. Non sta male, è solo tanto stanca, ieri abbiamo fatto circa 26 km abbiamo camminato nel bosco, abbiamo giocato ai bastoni, insomma non so cosa possa avere. Oggi la tappa è di circa 30 km, nel cielo non c’è una nuvola e inizia a fare caldo. Quindi mi dirigo verso l’uscita di Saint Remy de Provence per vedere e fotografare Les Antiques de Glanum e poi mi dirigo verso Eygalières per fare qualche km della Via Domizia. La traccia del Komoot è distante pochi metri da dove abbiamo posteggiato. Ci dirigiamo prima in direzione del paese per vedere come prosegue il cammino è qui abbiamo la prima delusione perché il navigatore mi dà 2 Km di statale. Dopo aver preso un cappuccino, che è costato ben € 4,70, guardandomi intorno mi sono resa conto che è un paese non appropriato per le mie tasche, ci sono in giro solo anziani ricchi e turisti, i pochi giovani presenti sono quelli che servono ai tavoli. A questo punto andiamo in direzione Saint Remy, la segnaletica non è rinfrescata come quella di ieri nel bosco, ma con un po’ di attenzione non ci si perde. Per un bel tratto il cammino è su strada sterrata all’ombra di querce, non grandi come le nostre però mi sembrano della stessa famiglia. Superiamo anche delle piantagioni delle stesse querce, ma molto più piccole, mi chiedo a cosa servano. Dalle querce poi passiamo agli olivi per poi finire con i vigneti. Siamo vicine ad un piccolo Aerodromo, si vedono in partenza gli alianti, s’è alzato pure un elicottero. Visto l’ora e il sole che diventa cocente ci dirigiamo verso il camper. Mi sposto col camper in direzione Orgon per fare un ulteriore tratto, e così scopro che il cammino è in parte su asfalto, a volte ha delle deviazioni all’interno sulle piste ciclabili, insomma non è proprio il massimo; adesso ho capito perché il pellegrino che seguo nel Komoot ha messo pochissime foto di questa tappa; la croce che ho visto nel suo profilo l’ho superata ed è a lato della strada. Arrivate a Orgon fa troppo caldo, il camper segna 30 gradi e non c’è un filo di aria, proseguo per il camping di Cavaillon. La reception è chiusa fino alle 15:00 ma attaccata al camping c’è un’area sosta camper mi fermo qui. Mi siedo fuori dal camper all’ombra della veranda sperando che arrivi un po’ di aria per magari fare più tardi un altro pezzo. Brandy continua a dormire appiccicata a me, adesso dorme coricata sulla stuoia con la testa sul mio piede. Mi spiace vederla così, mi fa preoccupare, chissà che le è preso? Che si sia stufata di camminare? Alle 17:30 mi dirigo verso il centro del paese, cerco di passare dove c’è ombra perché il sole brucia ancora, scopro che la cattedrale è chiusa e anche l’ufficio del turismo è chiuso allora mi fermo in un bar, dove bevo una birra e faccio timbrare le credenziali. Ad essere sincera ho cercato il bar con gli avventori francesi, perché è un paese multietnico ma ho visto pochissime donne in strada da sole e tanti uomini di colore/ mussulmani, che urlano fra di loro e mi sono pure spaventata. Il paese non è storico, è ai piedi di una zona rocciosa di un po’ antico ho visto una porta di accesso, alcuni palazzi e una chiesa con adiacente un Hotel, cosa un po’ strana. Nel centro corre una fontana di acqua, dalla forma di un piccolo canale a grandi gradini e ci sono in altri tre punti le fontane che spruzzano acqua dal pavimento. Servono per rinfrescare le persone quando fa tanto caldo, infatti alcuni ragazzi in costume si stanno divertendo un sacco. Verso le 19:00 il paese si è riempito di persone, i tavolini dei bar sono completi, molte persone entrano al cinema che è proprio vicino al bar dove mi sono fermata, altri passeggiano al fresco visto che la grande via principale ora è tutta all’ombra, noi torniamo al camper.

Oggi abbiamo fatto 16 km. Non tutti sulla tappa prevista oggi, ma comunque dentro al percorso della Via Domitia.

 

 

Lunedì 17 giugno *

Stamattina sveglia alle 6:00, è già chiaro, faccio colazione veloce, stacco la corrente, e provo ad aprire il percorso sul navigatore, come ho fatto la sera prima, mi dava circa 15’ per arrivare a inizio tappa. Il navigatore non funziona, dice problema di rete, allora provo a spegnerlo e ad accenderlo e non funziona, prendo l’altro telefono e provo con Google Maps e mi dice la stessa cosa: ” problema di rete” parto in direzione Apt, mi dico quella è la direzione, ma sto cavolo di Coustellet non appare nei cartelli segnaletici. Morale siamo riuscite a partire alle 8:15 passate con un’arrabbiatura e con il mal di stomaco. Il primo tratto è su una strada sterrata e sulla sinistra c’è una ciclabile con tante persone che la percorrono a grande velocità. Il sole è già caldo e picchia sulla schiena. Intorno a noi campi coltivati a viti, porri, carote e lavanda. Il passo è spedito, ho preso solo un litro di acqua i 3 biscotti di Brandi e un miscuglio di frutta secca per me. Sto seguendo la traccia del Komoot che dopo poco mi fa salire nella ciclabile. È un problema perché le bici sfrecciano veloci e Brandy non vuole stare al guinzaglio corta. Quando scendiamo dalla ciclabile la situazione non migliora siamo sulla strada dove le auto hanno il limite di 80 all’ora. L’arrabbiatura aumenta e mi viene voglia di mollare tutto. Ci sono segni molto sbiaditi che segnano il cammino, la segnaletica importante la trovi agli incroci per darti la direzione e poi il nulla totale. Trovata la direzione giusta, perché la traccia del GPS non è corretta, camminiamo per 5 km su una strada asfaltata con tutt’intorno coltivazioni di mele rosse e gialle, alcune hanno la rete proteggi grandine e sono più grosse e belle, le altre piccole e più fitte. Le piantagioni vengono irrigate dall’acqua di un piccolo canale che gorgoglia in continuazione, ci sono anche diverse rane che cantano una loro canzone. Brandy riesce solo una volta a bagnarsi le zampe in un canalino con poca corrente; dal canale partono diversi rigagnoli che appunto irrigano le piantagioni di mele, ma l’acqua ha un forte slancio ed è pericoloso, soprattutto dopo l’esperienza di Navarrette. Se non fosse per questo asfalto questo tratto sarebbe anche piacevole, ci sono alberi che fanno ombra e l’aria fresca del canale dà sollievo in questa giornata calda. Le poche auto che passano sono i contadini che vanno ad aprire le chiuse dei canali o le persone che curano la manutenzione del piccolo canale. Arrivate a 2 km da Cavaillon torniamo indietro, la periferia si fa sentire e poi il paese lo abbiamo visto ieri. Tornando indietro abbiamo lasciato perdere il Komoot e abbiamo seguito i pochi segni del cammino, abbiamo continuato su asfalto, finito il tratto sul canale abbiamo trovato una strada alberata che ci ha accompagnato fino agli ultimi 3 km dal camper. Era mezzogiorno il sole bruciava visto i 34 gradi di oggi. Ma con piccole pause all’ombra dei cespugli e tanta motivazione siamo arrivate in paese. Superato il camper siamo andate a mangiare una insalata perché il frigo è vuoto, era bella ma troppo cara… €26 una insalata Cesar con acqua una birra più piccola di una cagna e un caffè. I campeggi costano poco ma il prezzo del cibo mi sembra esagerato.

Oggi abbiamo fatto 20 km

 

 

 

Martedì 18 giugno. * ???

Stamattina sveglia alle 6:15 dopo una veloce colazione, alle 7:15 chiudevo il camper.

Ieri sera ho guardato il “profilo” del pellegrino che è passato ultimamente ed ho scoperto che oltre il percorso nella pista ciclabile la cosa più interessante di questa tappa è un ponte romano circondato di strade, oltre che percorso dalla pista ciclabile, ma questo l’ho scoperto arrivandoci. Questo è diventato l’obiettivo del percorso di oggi. La partenza del suo Komoot è distante oltre 4 km dal nostro campeggio, partiamo, visto che devo fare acquisti per la cena non prendiamo subito la ciclabile, facciamo un tratto sui marciapiedi per dare un’occhiata ai negozi di alimentari che sono vicino al campeggio. Ad essere sincera non sono male questi marciapiedi, sono molto spaziosi e non sono asfaltati ma hanno un misto di pietruzze e cemento. Purtroppo, quando siamo verso l’uscita della città i marciapiede finisce e noi siamo in mezzo alle rotonde con macchine e camion che ti sfrecciano accanto. Brandy ha paura di queste situazioni e va in confusione, ma io la rassicuro e tutto procede senza problemi. Arrivate alla pista ciclabile inizia la traccia, sono le 8:15. Sulla pista ci sono parecchie persone che camminano a quest’ora e pochi ciclisti, si cammina anche con un po’ di ombra; mi sono messa in testa che è una vecchia ferrovia trasformata in pista ciclabile, è sopraelevata rispetto alla città, ci sono ponti che superano strade, inoltre in parecchi punti hanno tagliato la roccia per farla passare in mezzo. Sembra a tratti l’antica tramvia di Oropa. Questa pista è lunga parecchi km e attraversa il Parco Naturale Regionale del Luberon. A circa metà percorso ci accorgiamo che le persone a piedi sono scomparse e ci sono tantissimi ciclisti. Molti sono quelli che vanno a tutta velocità e urlano come matti se per caso ti sposti anche solo di 20 cm dalla direttiva che stai seguendo. I più comuni sono quelli con le bici elettriche che fanno finta di pedalare, normalmente sono marito e moglie che vanno avanti e indietro, sono carini perché se passano cinque volte, cinque volte ti salutano. Alle 10:00 arriviamo al ponte e fa già troppo caldo anche se c’è una velatura nel cielo che ci permette di camminare ancora in modo decente. Il ritorno invece è stato un poco più complicato, l’acqua inizia a scarseggiare e non abbiamo trovato neanche un rigagnolo. Le nuvole sono scomparse e per fortuna abbiamo il vento contro altrimenti sarebbe un massacro. Il territorio intorno sono rocce calcaree, le famose querce non cresciute, rosmarino e altre piante piene di spine. Una deviazione della pista ci fa passare fra un gruppetto di case, una è molto particolare perché non l’hanno restaurata in maniera moderna, hanno lasciato i ruderi e una piccola ciminiera, è così graziosa che già all’andata ci scatto qualche foto. Il padrone di casa, un ormone molto alto che sta annaffiando l’orto, vede Brandy e le corre incontro, inizia a parlarle in francese come se stesse parlando ad un bimbo piccolo. Lei nonostante la statura del signore, sarà perché fa troppo caldo, perché di solito ringhia, si lascia coccolare anzi si sdraia a terra per fare la vittima. Lui corre in casa a prendere una ciotola di acqua, che però Brandy disdegna, come fa normalmente. Però io gli chiedo se può riempire anche una bottiglietta che abbiamo ancora 5 km da fare. Ritornate sulla ciclabile il sole non ci dà tregua. Ogni tanto mi fermo dove trovo un po’ di ombra a riposare ed a bere. E così facendo arriviamo dove abbiamo preso la ciclabile stamattina. Le auto sfrecciano veloci sotto il ponte, ritrovo il punto dove stamattina siam salite sulla ciclabile, decido di non scendere e proseguiamo. Scendiamo solo quando abbiamo superato la periferia con i vari capannoni e benzinai. Troviamo l’ufficio informazioni turistiche, c’è un signore gentilissimo che è molto dispiaciuto di non saper parlare l’italiano e lo spagnolo; sinceramente io non so più cosa dico, una parola la dico in spagnolo, una in italiano… insomma faccio sempre un gran casino quando devo chiedere informazioni. Ma stavolta, acceso il traduttore automatico, chiedo due cose: se ha un elenco di orari degli autobus/ treni fino a Gap. Due se mi può timbrare la credenziale. Per il timbro sulla credenziale era contentissimo, mi ha detto, perché poi ha chiamato una ragazza che sapeva un po’ l’italiano e un po’ lo spagnolo a fare da traduttrice, che era un timbro solo per i pellegrini che vanno o tornano da Santiago e così facendo ha informato la ragazza, che non lo sapeva. Per il resto si è messo a cercare in tutti gli armadi a cercare orari o materiale da darmi. Alla fine si è anche commosso chiedendomi scusa e dicendo che non andava bene questa cosa che gli hanno dato il timbro per i pellegrini e poi se ne fregano e non danno informazioni. Tutto questo l’ha detto alla ragazza che lei non ha tradotto, ma io ho capito perché un po’ il francese a scuola l’ho studiato.  Arrivate in centro ad Apt mi fermo a mangiare qualcosa, visto che il frigo è sempre vuoto, come mi sento io oggi. Ritornata in camper il caffè e il croissant prenotato ieri alla reception del camping con la baghette, mi daranno la spina per finire la giornata, intanto Brandy è sdraiata sotto il camper che se la russa.

Oggi abbiamo fatto 22 km

 

 

Mercoledì 19 giugno  *

Oggi giornata di riposo, ieri sono arrivata ad Apt dopo i 22 km che ero più stravolta di Brandy.

Stanotte abbiamo dormito poco e male, Brandy continuava a respirare forte il camper era un forno, ho anche attaccato quel piccolo condizionatore, ha rinfrescato un po’, ma faceva troppo caldo.

Stamattina alle 5 ero sveglia, ma ho dormicchiato fino alle 7, il sole era già caldo.

Finito colazione ho iniziato a pulire un po’ il camper, alle ore 10:30 abbiamo lasciato il camping e siamo partite in direzione Apt, oggi è giorno di bucato, mentre la biancheria si lava noi abbiamo fatto gasolio e spesa, il frigo era vuoto. Quando abbiamo finito le faccende siamo partite per il camping municipale di Forcalquier. Abbiamo visto un cambiamento repentino del territorio e di conseguenza della temperatura. Quando sono iniziati i prati, le balle di fieno, gli alberi verdi brillante e i fiori nei fossati, la temperatura è passata da 36 gradi a 27* a una velocità pazzesca, potrei dire come giare la pagina di un libro. Dopo esserci sistemate al campeggio, siamo andate in centro all’ufficio informazioni, mi hanno dato l’orario del bus per tornare indietro domani, ma per venerdì dovrei prendere tre bus, mi sa che faremo mezza tappa e torneremo indietro. La Cattedrale del paese è in ristrutturazione, mi spiace di vederla coperta di impalcature, mi sembra storica di un certo valore, all’interno le tre vetrate sopra all’altare danno un senso di mistero e il rosone con il grande organo sopra il portone principale con le tante colonne la rendono austera. Tornando all’ufficio informazioni turistiche, mi hanno confermato che la ciclabile era una vecchia ferrovia, ma l’avevo intuito e stamattina ad Apt ne ho avuto la certezza quando mi sono accorta che l’ufficio informazioni turistiche visitato ieri era una vecchia stazione che funge anche da rotonda.

Le temperature sono scese di oltre 10 gradi, domani dovrebbe piovere. Domattina decideremo in base all’ora che del risveglio e alle previsioni meteo che tratto fare.

Giovedì 20 giugno *

Stanotte non ho chiuso occhio fino oltre le tre. Ieri sera mi sono accorta che Brandy aveva il muso gonfio, probabilmente l’ha morsa qualche insetto. Ho cercato di bagnarla e metterle del ghiaccio per togliere il gonfiore, sembrava tutto ok, ma purtroppo la reazione allergica è arrivata dopo. Ha iniziato a vomitare e non ha smesso fino alle tre di notte. Mi faceva una tenerezza, era molto abbacchiata, la pancia e lo stomaco che borbottavano, e lei tutte le volte che vomitava sembrava mi chiedesse scusa, come dirmi non lo faccio apposta. Quando si è calmata abbiamo dormito un po’, dopo colazione sembrava stare meglio e l’ho portata a fare un giro fino alla Citadelle de Forcalquier, siamo salite fino alla chiesetta sulla sommità e abbiamo ascoltato un po’ il suo Carrilon, unico al mondo :  vedi


 

 Anche se era un po’ abbacchiata abbiamo giocato anche ai bastoni e a tirare il guinzaglio. Ritornata al camping ho conosciuto un dottore italiano che con altri percorreranno in bicicletta il tratto della Via della Lavanda; mi ha detto che secondo lui ha avuto una reazione allergica. A questo punto ho sentito la veterinaria che mi ha consigliato di darle pure alcune medicine che avevo in camper per me. La situazione nel pomeriggio mi sembrava in miglioramento, infatti, siamo anche andate a cercare il tratto da percorrere domani.  Dopo cena eravamo stanchissime e siamo andate a nanna.

Oggi abbiamo fatto circa 10 km.

 

 

Venerdì 21 giugno *

Anche oggi abbiamo passato metà notte in bianco, verso le quattro Brandy mi ha svegliata, doveva andare fare la cacca. Poi non abbiamo più dormito. Ho girato per il campeggio con lei e una bottiglia di acqua in mano perché poverina aveva la dissenteria. Prima delle 9 ho chiamato la veterinaria, non mi ha risposto. Stare chiuse in camper ci deprimeva quindi dopo colazione siamo partite, nonostante la dissenteria ormai innegabile, per fare un tratto della via Domitia di circa 12/13 km. L’obiettivo è arrivare a Saint Michel l’Observatoire. Ho pensato che il percorso sarebbe stato come nelle tappe passate, tutto su strade, se sta male chiamo un taxi. Invece è stato molto vario e bello, diciamo 1/3 su strada 2/3 su sentieri e sterrato. Abbiamo attraversato il paese di Mane con la sua Rocca sulla collina, un’abbazia, e il bellissimo ponte romano di Mane, per proseguire attraverso boschi e sentieri di montagna, come dice il Komoot. Finalmente abbiamo camminato nel verde. Il verde intorno è molto simile a quello dei giorni passati, solo le querce erano più grandi e poi c’è tanto verde. Arrivate a Saint Michel l‘Observatoire in lontananza si vedeva la cupola caratteristica degli osservatori astronomici. Per il momento, visto com’è iniziata la giornata, abbiamo deciso di non proseguire fino a Reillanne che è distante oltre 10 km e ci dirigiamo a prendere il Bus sulla statale, dobbiamo camminare ancora oltre 3 km. Ma il paesaggio e i boschi di oggi ci hanno scaldato il cuore, sperando che le prossime tappe siano altrettanto piacevoli aspettiamo il bus sulla statale, … che arriva 20 minuti dopo, mi ero già arresa, stavo per chiamare un taxi. Scese a Forcalquier ci prendiamo una pausa in piazza, per poi dirigerci verso il camping. Stasera arrivano a trovarci Gabry e Marco, siamo felici, finalmente arrivano gli amici!

Oggi abbiamo fatto 19 km

 

 

Sabato 22 giugno *

Oggi con Gabriella e Marco abbiamo visitato il cimitero di Forcalquier che è Patrimonio dell’Umanità, ed è affatto particolare, sembra un labirinto di siepi. Alte siepi ben potate, con degli archi e sotto ci sono le tombe. Alcune tombe dei neonati dell’inizio ‘900 avevano una recinzione intorno a simulare un lettino per bambini, all’interno ci sono anche tante tombe di pietra particolari. Poi ci siamo diretti verso la cittadella, il panorama tutt’intorno oggi era entusiasmante, perché il cielo è limpido e si vedevano anche le montagne molto distanti. Purtroppo, oggi non c’era nessuno che suonasse il Carillon. Ritornati in paese abbiamo visitato le piccole viuzze piene di negozietti che vendevano vasellame, vestiario caratteristico e tante altre cose del luogo. Pranzato in paese con cozze e patatine, siamo tornati al campeggio, ci siamo rilassati un po’ in piscina e poi nel tardo pomeriggio quando il sole era meno caldo siamo andati a visitare Les Mourres. È un sito geologico che si trova a circa tre km dal paese, un ambiente di rocce erose con forme molto particolari, sembrano animali o volti di persone. Rocce di 25 milioni di anni fa. Molto interessante, lo abbiamo scoperto per caso guardando su internet, peccato che al camping c’era solo un piccolo volantino attaccato al muro che passava inosservato, invece dei parchi divertimento e delle piste ciclabili di volantini ce ne sono per tutti i gusti. Tornati in campeggio sembrava che dovesse piovere, quindi ho messo via il tavolo esterno e abbiamo cenato in camper.

Comunque, anche oggi girando così a zonzo abbiamo fatto 12 km

 

Domenica 23 giugno *

Dopo colazione abbiamo salutato Gabry e Marco, sinceramente ho avuto un po’ di magone e voglia di tornare a casa, alla vita normale; anche perché il progetto iniziale è andato a rotoli visto che non abbiamo percorso la Via Tolosana. Ed anche percorrere la Domitia con Brandy e il camper è un problema continuo, non si trovano bus e nemmeno treni perché il tratto attraversa borghi in cima ai colli. Comunque, dopo le pulizie del camper partiamo in direzione Lurs che è un bel borgo in cima ad un colle. Per arrivarci bisogna attraversare un tratto in salita che si chiama Monteré le Serre, infatti sembra la nostra Serra d’Ivrea. Posteggiato il camper scendiamo da Lurs per sentieri e campi di grano quasi maturo, la nostra direzione è la Cascade de Lurs le Lauzon. É una cascata molto carina, con acqua molto pulita infatti c’erano delle persone, dove faceva una lama, che prendevano il sole e facevano il bagno. La cascata si trova prima di un ponte e da lì si fotografa la cascata ed il greto. Ritornate in salita al borgo di Lurs prendiamo il camper e andiamo in direzione del Monastero di Ganagobie, anche qui in forte salita. Abbiamo fatto un tratto di cammino che porta al Monastero, che purtroppo non era visitabile, per poi andare in direzione della Grande croce bianca dove si gode di un bellissimo panorama sul territorio del Sisteron. Ritornate al camper siamo andate in direzione del camping a Sisteron. L’idea domani è di fare la tappa verso Lurs, anche se penso che arriveremo fino a dove ci sono i mezzi di trasporto per tornare indietro.

Oggi abbiamo fatto 12 km

 

 

Lunedì 24 giugno *

Partenza Camping Sisteron ore 8:15

Arrivo a Sisteron 17:15 camping 18:30

Stamattina siamo partite dal camping verso le 8:10, alle 9:00 eravamo nelle viuzze di Sisteron. Seguendo il cammino mi sono accorta che davanti a noi c’è l’ufficio del turismo. Entro timbro la credenziale e chiedo gli orari del bus da Châteaunef-Val-Saint-Donat a Sisteron, mi risponde una ragazza, cercando di parlare un po’ l’italiano, che non ci sono bus che vanno in direzione di quel paese, scopro in quel momento che avevo sbagliato Château. Mi consiglia di arrivare fino a Pepin lì c’è la fermata del bus. Partiamo pensando, anche oggi tappa corta. L’uscita da Sisteron non è neanche brutta perché ci fanno camminare su strade poco trafficate e poi su un sentiero alberato alla destra della statale. E qui iniziamo a salire con sentieri e scale che superano i tornanti fino a trovarci su un bell’altopiano dove camminiamo ai lati nei sentieri nei campi, e poi iniziamo a salire su un sentiero di montagna. Va benissimo perché siamo all’ombra, intorno a noi solo piccole querce con attaccato il muschio o i licheni, sul sentiero ci sono tantissimi escrementi di ovini e di cavallo, a tratti è impossibile non pestarli. E comunque si continua a salire, troviamo due piccoli rigagnoli dove Brandy si disseta, ma soprattutto mette le zampe a bagno. Il sentiero a tratti è quasi invisibile, ma i segni sugli alberi e il Komoot ci informano se abbiamo sbagliato strada. Mentre percorriamo il sentiero in salita sento urlare un pastore che dà i comandi ai cani per gestire il gregge; intanto si inizia a sentire uno scampanellio. Subito dopo appaiano davanti a noi tantissime capre, penso siano oltre le 500. Brandy è legata a fianco a me, parlo con il pastore che mi dice di spostarmi sul lato destro del sentiero perché vuole farle andare a brucare sul lato opposto; io e Brandy ci spostiamo e succede il fattaccio. I suoi cinque o sei cani si avvicinano a Brandy e quando arriva la femmina capogruppo questa la attacca. Io la difendo spostandola dietro a me e il pastore dà una bastonata sul muso alla capogruppo, che si blocca per un bel po’ e non fa passare il gregge di capre, il pastore è più basso nel sentiero ma loro non si muovono, guardano incuriosite Brandy. La cagna morsicatrice prova di nuovo ad attaccare Brandy io la mando via con il bastone e dopo un po’ si decide a scendere nel sentiero, così un po’ per volta tutte le capre scendono. Intanto il pastore sarà già lontano più di cento metri e urlando continua a chiamarle. Siamo salite fino al colle de Pepin. Siamo salite e scese di 650 metri in 7 km, mica male come pendenza! La vegetazione nel tratto della discesa è completamente diversa rispetto alla salita, ci sono ginestre, brugo qualche pino e alberi di ginepro. Nel primo tratto il sentiero è molto ripido poi ci troviamo a camminare su una strada forestale in forte discesa, le mie caviglie e le ginocchia ne risentono. Arrivate a Pepin, ci dissetiamo e ci dirigiamo a prendere il bus. La fermata è difronte ad un’area commerciale, prendo le crocchette per Brandy e un giochino, d’altronde se lo merita proprio, le piaceva uno a trecce e nodi un po’ strano e colorato, mi è andata bene perché era quello che costava di meno. Arriva il bus, entriamo; sto pagando e l’autista quando capisce che sono italiana, mi dice che il cane deve avere la museruola. La prendo sempre la museruola, ma oggi accidenti l’ho dimenticata. Le lego il guinzaglio intorno al muso tipo museruola (con questo guinzaglio si può fare), intanto penso abbiamo solo 8 minuti di bus, Brandy resisterà. Ma l’autista mi dice che non è una museruola e che devo scendere, gli dico che faccio una corsa al negoziò difronte se mi aspetta ci metto due minuti, mi dice che non può arrivare in ritardo per me, e me lo dice in modo dispregiativo. Gli dico che è il primo autista che mi chiede la museruola che gli altri bus che ho preso in questi giorni nessuno mi ha chiesto la museruola; inoltre, gli chiedo per favore di non farmi spendere 80€ di taxi per arrivare a Sisteron. A questo punto mi caccia dal bus. Subito dopo telefono a cinque taxi che gentilmente mi dicono che non possono perché stanno viaggiando con altri clienti, però mi hanno aiutato dicendomi i numeri di telefono di chi provare chiamare. Incazzata nera metto Google Maps per capire la strada più breve, e camminando per 7 km sulla statale dove camion e auto viaggiano a forte velocità siamo arrivate a Sisteron. L’acqua era finita già a Pepin. Così mi fermo in un bar, chiedo un bicchiere di acqua e una birra per me e se mi riempie per cortesia la bottiglietta di acqua per Brandy. Lui ritorna immediatamente con in mano una ciotola piena di acqua che Brandy beve quasi tutta, e il resto per me, è stato così premuroso che gli ho dato la mancia. Ero così incazzata per quello stronzo autista del Bus che ho pensato, ma io devo lasciare i soldi a ‘sti stronzi di francesi? Me ne ritorno in Italia! Ma poi, pensandoci, in questi giorni ho incontrato solo persone cordiali e gentili, gli stronzi li trovi in giro per tutto il mondo!

Oggi abbiamo fatto 29 km.

 

Martedì 25 giugno *

Stanotte non ho dormito benissimo, il fianco destro e la schiena hanno risentito della grande discesa e poi dei km sull’asfalto fatti ieri. Ieri sera non ho guardato la tappa di oggi, ero troppo stanca. Stamattina dopo colazione ho preso in mano il Komoot e ho dato un’occhiata alla tappa. Sapevo che non c’erano bus per il ritorno, ma soprattutto ho guardato il dislivello, cosa che ieri non ho fatto. Secondo me il maniaco dell’asfalto del quale vedo le tracce sul Komoot ha continuato a seguire Google Maps e ha fatto tanto asfalto e strade statali. Luigi, altro pellegrino che seguo, l’ha fatta in modo corretto facendo un dislivello di oltre 1000 metri. La mia schiena oggi non può permettersi tutto ciò. Quindi ho deciso di andare a fine tappa a La Motte-du-Caire, dove fortunatamente c’è un camping, e di fare oggi un pezzo di tappa verso Sisteron e domani fare la tappa verso Gap. Alle 9:30 abbiamo lasciato il camping di Sisteron. Sono andata in direzione autolavaggio, perché il camper era irriconoscibile, aveva piovuto sabbia più le cacche degli uccelli non ci vedevo più nulla. Ho fatto due passate di lancia sperando che pulisse anche gli oblò sopra, ma questo è stato uno sforzo vano. Sono passata anche in farmacia perché volevo pesarmi, sto continuando a dimagrire, e mi sembra un po’ strano, ma non avevano la bilancia. Dopo aver fatto spesa ci dirigiamo verso La Motte-du-Caire. Il camping è in mezzo ai prati, ci sono pure delle tende appese agli alberi, è molto carino. Pranziamo e partiamo verso la tappa che abbiamo programmato oggi, la traccia è molto vicino al campeggio, l’idea è di fare il pezzo in piano prima della salita verso Sisteron. Camminiamo su una strada asfaltata per circa 3 km dove l’unica auto che è passata è stata quella del postino. Sul lato destro c’è un ruscello che con il suo scorrere ci tiene compagnia e permette a Brandy di bagnarsi un po’. Siamo circondate da montagne sui due lati, sembra un tratto della Valle D’Aosta, con la grande differenza che per fortuna non esiste l’autostrada che taglia a metà il territorio. La statale si trova a lato dove le montagne sono piccole e quasi non si vede. In questo tratto asfaltato abbiamo attraversato solo coltivazioni di mele. Stranamente sono mele molto piccole. Gli alberi erano grandi, e potati in modo rettangolare. Mi ricordano gli oliveti nella via della Plata, in Spagna. Poi la strada diventa sterrata e ci immergiamo nei verdi prati con fiori di tutti i colori, alcuni prati sono stati da poco tagliati e il profumo dell’erba che sta diventando fieno riempie l’aria. Sono quei profumi che sanno di libertà. Finiti i prati la strada entra nel bosco, grandi pozzanghere ci sbarrano la strada ma con un po’ di pazienza ed equilibrio riusciamo a superarle, gli alberi del bosco sono querce, pini e qualche ginestra. Arrivate vicino alla statale torniamo indietro. Ed ecco la sorpresa su un prato pascolano felici 5 cavalli, appena ci vedono corrono verso noi, erano tutti interessati a Brandy, a me manco mi guardavano, e ci hanno nitrito per ben 3 volte quando li abbiamo salutati e ci siamo allontanate. I prati con l’erba alta per Brandy sono una tentazione, ci si butta dentro nascondendosi con un bastone in bocca o corre come impazzita fra l’erba alta. Oggi mi sembra proprio felice. Ritorniamo al camper quando inizia a piovere. Ecco cosa ci voleva per lavare gli oblò sopra del camper.

Oggi abbiamo fatto 15 km

 

Mercoledì 26 giugno *

La Motte-du-Caire - camping 8:50

Faucon-du-Caire ore 11:45 più ritorno al camping ore 14:30

Stamattina mi sono svegliata alle 7:00 ma piove, quindi ho rimandato la partenza appena ha smesso. Già l’uscita dal camper è stata complicata perché l’erba era fradicia e il prato pieno di piccole pozzanghere.  Arriviamo davanti alla chiesa per iniziare la traccia e mi accorgo che tutti e due i pellegrini che seguo sul Komoot hanno camminato per la strada asfaltata, mi prende un po’ lo scoramento ma partiamo. Superato il paese troviamo la deviazione corretta per seguire la Via Domitia. Tutte euforiche per la scoperta di non dover camminare sull’asfalto prendiamo il sentiero. Purtroppo, il sentiero non è molto frequentato, l’erba è alta ed è pieno di pozzanghere per la pioggia, ma a noi “che ce frega”, abbiamo superato le piogge di O Cebreiro, sarà mica un sentiero infangato a bloccarci. E infatti proseguiamo; in questo tratto ci sono molte casette per uccelli e pannelli illustrativi della fauna del posto. Girovagando fra alture rocciose e coltivazioni di mele, un cartello invita i pellegrini a non fregare le mele sugli alberi. Arriviamo ad un bivio, e adesso? Brandy vede una traccia piccolissima al lato di un prato e ci si infila, cavolo l’erba mi arriva alle ascelle, ci bagneremo tutte. E così è stato uscite dal prato da falciare Brandy si dà una scrollatina, è completamente bagnata ma mi guarda felice. Io sono tutta fradicia, per fortuna è uscito il sole…ci asciugherà. Da questo punto non abbiamo più trovato i segnali, c’è una strada però non vedo nessun segnale. Noi stiamo camminando in senso contrario, ritorniamo sulla strada asfaltata a due passi da noi, per fortuna passano poche auto. Arrivate a Le Caire facciamo almeno la deviazione nel centro del paese. In giro non c’è nessuno, sembra un paese semi abbandonato, speravo ci fosse un bar per prendere il caffè. Siamo circondate da meleti protetti da teli antigrandine e montagne con poca vegetazione e come se ogni monte non fosse attaccato agli altri, fosse a se stante, ho anche pensato ad un gioco di società tipo il Monopoli, che ognuno mette il monte dove vuole… ma questa fantasia è per non pensare all’asfalto. Dopo un km da Le Caire incontriamo l’ufficio del turismo sulla strada in mezzo al nulla, anzi l’hanno fatto li perché c’è una ferrata. Il ponte tibetano passa da un monte all’altro, a vederla mi sembra proprio carina. Entro nell’ufficio turistico il ragazzo che mi accoglie con un bel sorriso cerca di parlare italiano e mi chiede di fare lo stesso. Mi timbra le credenziali dicendomi che lui è innamorato di Torino, che ha girato un po’ l’Italia e vuole imparare l’italiano; ma per lui Torino è una città bellissima. Riprendiamo il cammino su strada perché i quattro km che ci separano da Faucon-du-Caire sono tutti su asfalto. Il territorio è cambiato dietro l’angolo della ferrata. Le piantagioni di mele sono sparite, la vegetazione è quella intorno ai 900 metri di altitudine, querce, castagni e alcuni alberi di noci. C’è una enorme cascina con tanti cani, alcuni legati ma quelli bianchi che assomigliano ai maremmani no, gli asini appena ci vedono iniziano a ragliare incessantemente e una cagna ci segue per almeno 1 km abbaiandoci dall’altra parte della rete. Arrivate a Faucon-du-Caire la chiesa è aperta, c’è anche una melodia che ci accompagna fino alla fontana con un tavolino e delle panche in centro al paese; mangiamo qualcosa e prendiamo la strada del ritorno. Il ritorno è in discesa e poi ho deciso dopo questi quattro km di asfalto devo capire dove non ho visto il segnale per fare il cammino corretto. Arrivate a Le Caire vediamo il segnale del cammino e prendiamo il sentiero, va tutto bene fino a quando ci troviamo in mezzo a una grande cascina con oltre una cinquantina di cani che abbaiano e ci ringhiano dietro i recinti, poi vedo arrivare una signora con un frustino in mano, ha capito subito la situazione mi dice di camminare in mezzo al filare di meli e in fondo avrei trovato il segnale del cammino. Non so cosa sia successo, subito dopo i cani hanno smesso subito di abbaiare. Trovato il segnale proseguiamo ai piedi di un monte fra erba alta e pozzanghere e arriviamo al punto di prima dove abbiamo perso il sentiero all’andata. Il segnale c’era era solo nascosto dalla folta vegetazione. Da qui entriamo nel prato con l’erba alta che si è asciugata; Brandy ha preso subito la traccia e si diverte come una matta a saltellarci dentro. Arrivate prima del campeggio troviamo una ventina di ragazzi che fanno addestramento di primo soccorso, penso io, in mezzo ad un prato con una finta barella ed entrano pure con le scarpe nel ruscello. Un adulto con una fasciatura ed un braccio al collo mi chiede da dove arrivo, gli rispondo che sto facendo la Via Domizia e sono andata a Faucon-du-Caire, mi risponde in italiano che ho fatto una bella camminata. Mi spiega che i ragazzi sono allievi della scuola dei vigili del fuoco, che qui intorno ci sono dieci scuole perché siamo immersi nella vegetazione. Poi mi indica due allievi più grandi dicendomi che loro hanno preso il brevetto, e sospirando dice che anche quelli che il brevetto non lo prendono imparano qualcosa.

Oggi abbiamo fatto 22 km

 

Giovedì 27 giugno *

Stamattina siamo partite dal camping di Motta du Caire verso le 9, in direzione Tallard. Siamo salite superando i soliti meleti fino ad arrivare ad un altopiano spettacolare, tutt’intorno monti, in lontananza alcuni avevano ancora la neve. I terreni erano coltivati a grano, quasi maturo, e in mezzo tanti papaveri rossi, sembravano le mesetas e mi è venuto subito un attacco di nostalgia. Circa un mese fa ero proprio in quella zona della Spagna. Tornando alla giornata di oggi ho scoperto che a Tallard c’è una lavanderia automatica vicino al camping dove siamo dirette; cosa curiosa si trova nell’area di servizio di un benzinaio. Avrei voluto lavare anche le lenzuola ma la lavatrice con il carico grande è occupata. Mi accontento di lavare tutti gli indumenti da cammino. Abbiamo finito di sistemare tutto alle 12:00. Arriviamo al campeggio mangio qualcosa, l’idea è di fare i 5 km per completare la tappa di domani che ci porterà fino a Gap. Però è impossibile camminare con questo caldo il termometro del camping all’ombra segna 32 gradi; ci rinuncio. Alle 16:00 andiamo verso il centro del paese di Tallard, passiamo all’ufficio turistico per avere informazioni sui bus e treni fino a Briancon, la ragazza che ci accoglie è molto cordiale e mi da le informazioni richieste. E felice di timbrarci le credenziali e regala a Brandy un omaggio dentro una borsetta di carta con le crocchette, i sacchetti per la cacca e un opuscolo con tutte le attività che i cani possono fare in questa zona. Ci dirigiamo in farmacia perché vorrei pesarmi, una cliente che conosce l’italiano mi risponde che in Francia non ci sono più da anni le bilance pesapersone, mi sa che ci rinuncio fino a casa. É impossibile camminare al sole, mi fermo a prendere un’acqua tonica all’ombra nella piazza e due signori mi dicono che Brandy è bellissima, vogliono sapere che razza è, da dove veniamo, insomma mi attaccano un bottone che non mi lasciano andare via. Io vorrei capire dove sono i segnali di partenza per domani. Alla fine riesco svincolarmi e vado alla ricerca delle tracce del cammino, trovate, facciamo un giro a visitare da fuori il castello sopra il paese. Tornate al camping, ci accoglie una signora paonazza dal calore, ma simpaticissima. Ha difficoltà a parlare l’italiano, mi dice che ieri non faceva tutto ‘sto caldo e domani sarà peggio. Spiego tutta la tiritera del cammino e l’informo che non potrò arrivare per le 12 per lasciare il camping. Mi risponde che non importa, di fare quello che voglio.

Anche oggi comunque abbiamo mosso un po’ le gambette, fatto 5 km

 

Venerdì 28 giugno *

Partenza ore 6:30 da Tallard

Arrivo ore 12:10 a Gap

Stamattina sveglia ore 5:30 e abbiamo chiuso il camper alle 6:30 per fortuna c’è un po’ di arietta e con passo spedito siamo riuscite ad uscire velocemente dal paese di Tallard. Il sentiero sale immediatamente in cima al monte. La vegetazione è la solita, brugo, ginestre, ginepro e piccole querce. Si sale in una zona di calanchi il terreno è molto sdrucciolevole, in due punti in una gola ho avuto un po’ di paura a superare due stretti sentieri in forte pendenza, se scivoli nella gola ti fai molto male. Io ci avrei messo 2 corde almeno per aiutarsi con l’equilibrio. Siamo saliti fino a oltre i 900 metri e poi con dei sentieri in mezzo al bosco, strade sterrate e strade asfaltate con poco traffico siamo arrivate alla periferia di GAP. Il tratto su sentiero ci ha estasiato gli occhi con i bei panorami circostanti, le montagne lontane con ancora la neve, i piccoli borghi in lontananza con i campanili delle chiese e poi monti e ancora monti. Nelle strade sterrate e carrarecce abbiamo attraversato vitigni, campi di colza e di grano con tanti papaveri e coltivazioni con una fioritura pazzesca di color lilla a perdita d’occhio. Ma sappiamo già che quando ti avvicini alla città inizia la periferia che non finisce mai. Il cammino deviava su un percorso in salita che portava ad un acquedotto, sicuramente lontano perché non si vede l’ombra. Ma erano le 11:30 e il bus passa alla mezza. Ci siamo dirette verso la città e abbiamo camminato per 45’ sui marciapiedi, il caldo era già insopportabile. Ho messo la museruola a Brandy, siamo salite nel bus che ci ha lasciato a 2 km dal camping. Ho dovuto spronare Brandy per raggiungerlo, ad un certo punto ha detto stop; i gradi erano 37 e sinceramente non ne potevo più pure io.

Quando ci siamo riprese siamo partite alla volta di Savines-le-Lac, l’invaso è pieno di acqua, non è nemmeno paragonabile a com’era quando sono passata il 3 maggio per raggiungere Santiago de Compostela, allora era quasi vuoto …era una tristezza indescrivibile, oggi ci sono molti turisti in giro i locali sono tutti aperti e al camping mi hanno anche chiesto se volevo andare in spiaggia.

Oggi abbiamo fatto 22 km

 

Sabato 29 giugno *

Partenza da Savines-le-Lac ore 11:00

Arrivo a Savines-le-Lac ore 14:00

Stamattina mi sono svegliata con il mal di schiena, tutte le volte che faccio sentieri di montagna in discesa e tanto asfalto il giorno dopo sono dolorante. Per fortuna il tempo è cambiato non fa più il caldo di ieri, il termometro è sceso almeno di dieci gradi, è nuvoloso ed ogni tanto scende qualche goccia di pioggia. Purtroppo, oggi non sono molto fortunata perché anche le caviglie sono arrossate e prudono in continuazione. Devo andare in farmacia a prendere il Gentalyn beta. In farmacia il dottore guarda la situazione è mi dice che in Francia non esiste cortisone ed antibiotico insieme; quindi, mi dà un disinfettante cutaneo e una crema al cortisone da mettere tre volte al giorno. Uscite dalla farmacia vedo che dall’altra parte della strada c’è l’ufficio turistico, entro per vedere se ci sono degli altri orari dei bus, perché stamattina ho scoperto che non ci sono corse il sabato e la domenica, solo da lunedì a venerdì. Ritornate al camper, mangiamo qualcosa e partiamo per la tappa; andata e ritorno da Embrun, dovrebbero essere circa 20 km. Controllo il meteo, perché adesso c’è il sole, ma ogni tanto “stizza”, che in dialetto vuol dire che gocciola. Dal paese si sale quasi subito per un sentiero e si ammira il bel paese di Savine-le-Lac con il suo invaso di un colore azzurro, le barche a vela e la gente che fa surf. Mi spiace di non aver preso la macchina fotografica, ma ogni tanto cadono gocce di pioggia. Il sentiero è ripido, si sale di oltre 200 metri in meno di 700 metri. Poi si arriva su una grande strada sterrata, abbiamo scoperto che prima di Embrun c’è una bella abbazia da visitare, speriamo sia sul cammino. Brandy è felice continua a portarmi bastoncini per giocare, come il solito non li riporta mai, li rompe masticandoli. Proseguiamo fra saliscendi e poi mi succede una cosa strana. Mi sale un senso di paura e angoscia, bevo un goccio d’acqua e non passa, cerco di respirare e capire cosa mi sta succedendo. Non lo so… l’unica cosa che so è che devo tornare indietro. Mi giro e torno indietro, Brandy mi guarda come dire “che succede?” Torniamo indietro in modo anche spedito, mi sento meglio solo dopo aver imboccato il sentiero, ora in forte discesa. Superando il paese di Savine le Lac sento un profumino di grigliata e mi viene nostalgia delle belle feste paesane dove io ordino la grigliata e Gianni mi sgrida perché è cancerogena. Tornate al camper inizia a piovere, i tuoni e i lampi iniziano un quarto d’ora dopo; l’aria è cambiata finalmente è molto più fresca. Ma tornado all’angoscia di prima, cosa mi sta succedendo? Sono troppo stanca? È vero che cammino da sola, ma sono ormai settimane che non vedo persone sui sentieri o lungo il cammino e non mi è mai importato nulla, anzi meglio così, posso giocare con Brandy liberamente. Non so cosa pensare…Che sia ora di tornare a casa? Domani sposto il camper e parto da Embrun direzione Monginevro. La tappa che torna indietro da qui a Gap la salto, la prima parte è su asfalto e la seconda parte dovrei salire un monte con un dislivello su e giù di oltre 900 metri, ed è troppo per la mia povera schiena di questi giorni.

Oggi abbiamo fatto 13 km

 

Domenica 30 giugno *

Oggi giornata "alternativa"

Mi sono svegliata alle 7:30 con in testa l’abbazia di Boscodon che ieri non abbiamo raggiunto. Ho deciso che dobbiamo andarla a visitare. Dopo avere lasciato il camping a Savine-le-Lac ci dirigiamo verso Embrun, dobbiamo fare un bucato serio lavando le lenzuola, Brandy perde un mucchio di pelo e io mi sento ormai una punkabbestia. La lavanderia è in un centro commerciale e quindi ci scappa pure un po’ di spesa. In Francia c’è il Tour de France e purtroppo passano lungo la tangenziale fino ad Embrun, è molto complicato muoversi e con fatica arriviamo a destinazione. Non possiamo stare qui, cercare un camping, dobbiamo andare nella tappa di mezzo a Chateauroux-les-Alpes e domani riprendere il cammino usando i mezzi pubblici per tornare al camper. Finito il bucato, la situazione si complica la coda di auto è aumentata di parecchi km e quindi decidiamo di muoverci verso l’abbazia che è distante solo 8 km. Per il momento visto la coda in senso opposto è la decisione migliore. Il posto è davvero particolare, i tetti degli edifici e le grondaie sono di legno come gli abbaini le finestre e le scale; i muri in blocchi di pietra, in certi punti sono stati restaurati con pietre molto più piccole. Sono le 13:30 e decido di mangiare al ristorante. Mi danno un piatto unico, la carne è squisita, mi spiegano che hanno le mucche e macellano loro. Con una birra alle ortiche prodotta in zona, molto particolare, e un dolce fra lo yogurt e la panna da leccarsi i baffi, il tutto mi è costato 25 €; altro che la pizza di ieri sera che mi è rimasta sullo stomaco fino a stamattina, costata 15 €.

Dopo pranzo facciamo una piccola passeggiata intorno al monastero, ci sono quattro persone che con cavalletto e tela o con solo una cartellina per gli schizzi lo stanno dipingendo. Visto che mi sento meglio decido di andare verso il tratto della tappa abbandonato ieri. Imposto il Komoot e rimango malissimo, se avessi seguito la traccia non sarei passata da qui. Controllando meglio ho visto che ci è passato il pellegrino che fa le strade asfaltate, infatti è passato da dove siamo salite noi in camper. A questo punto, visto che ho tempo, guardo tutti e due mettendoli a confronto. Il risultato è soddisfacente. Nonostante noi abbiamo fatto andata e ritorno in alcune tappe altre non le abbiamo percorse per vari motivi, abbiamo percorso circa 260 km e non è poco con la difficoltà di organizzare ogni giorno, calcolando che se non ci saranno intoppi e arriveremo al Monginevro avremmo saltato circa 60 km sulla Via Domitia. A questo punto questo cammino non va considerato sulle tappe fatte, ma su quanto abbiamo camminato lungo la Via Domitia. Riprendiamo la strada per il camping di Chateauroux-les-Alpes, la coda di auto non c’è più e si ritorna a viaggiare normalmente. Arrivate al camping mi accorgo che la traccia di domani per Embrun è    vicina, bene, domani possiamo dormire un po’ di più.

Oggi abbiamo fatto 5 km

 

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